Un libro che sembra una serie Netflix: Solo Radio Wild di Elisa Emiliani

di Davide Morresi


C’è una protagonista, giovane artista complessata, decisamente brillante e piena di qualità, ma che non crede poi molto in sé stessa.
C’è il suo migliore amico, anche suo coinquilino in un appartamento a Faenza perché nessuno dei due riuscirebbe a pagarsi l’affitto da solo, che è un estroso e simpatico attivista gay.
C’è una life coach, “Trentaquattro anni, albanese, laureata in coaching a Londra e ora esponente benestante della burnout generation nella provincia romagnola”.
C’è un’ipotesi di storia d’amore, che però, all’inizio del libro, non si capisce bene se sta iniziando o sta finendo, ché tra i pensieri che planano indecisi della protagonista e l’ambivalenza del tipo che pare si stia mollando con “una ragazza bellissima, alta, magra, capelli lunghi, una modella…”, tutto sembra molto incerto e indefinito.
C’è anche un bellissimo ex che riappare dopo anni, ma ora è tutto cambiato, perché ora lui è sposato con prole, ma sta divorziando e i ricordi affiorano.

Già solo questi elementi non vi sembrano i punti chiave per una perfetta e divertente serie Netflix sui millennial?

La trama di Solo Radio Wild

Sonia è una trentenne aspirante pittrice che si barcamena facendo l’insegnante tappabuchi e collaborando con una scuola d’arte. Condivide un appartamento a Faenza con Cece, il suo amico fidato, gay, attivista a sostegno della comunità LGBT. Sonia è la prediletta di Telma, la direttrice della scuola d’arte, che però, proprio a inizio romanzo, muore. L’incipit ci vede al suo funerale con Sonia che non riesce e capacitarsi della scomparsa della sua fantastica mentore, quella che, fino ad allora, è stata l’unica ad averla compresa nel suo impeto per l’arte e ad averle dato possibilità di inseguire il suo sogno, in netto contrasto con i genitori che, invece…

Mi sarebbe piaciuto pensare che il mondo fosse pieno di gente convinta che io potessi campare d’arte ma per la verità conoscevo solo una persona folle abbastanza da crederci: Telma.
Lei ci credeva davvero, di sicuro più di me. Io pensavo di avere una possibilità su cento, diciamo. Non è che fossi convinta di sfondare e fare i miliardi alle aste internazionali. Sapevo di dovermi laureare e che probabilmente avrei avuto una vita tranquilla, magari facendo l’insegnante. Avevo provato a dirlo ai miei genitori, quella sera a cena. Di non preoccuparsi, che avevo la testa sulle spalle e non pensavo di essere la reincarnazione di Pollock. A quel punto mio padre aveva commentato che la storia dell’arte era finita con Caravaggio e io me n’ero andata sbattendo la porta per evitare di dire cose delle quali mi sarei, forse, pentita in futuro.

Ora che Telma non c’è più, per Sonia si apre un periodo di totale incertezza. L’incertezza: forse l’unica costante finora nella sua vita. Chi potrà mai sostituire Telma alla guida della scuola d’arte? E che ne sarà ora di Sonia?
Da queste premesse si sviluppa una storia alcolica di millennial nella provincia italiana che ammicca alle serie tv e che vive nel rammarico di non avere a Faenza le possibilità artistiche newyorkesi (anche se Elisa Emiliani ci prova a far sì che, almeno nelle pagine di un libro, ci sia anche un po’ di New York, perlomeno quella New York che sta dentro le serie tv).
Sonia incorpora le insicurezze e i desideri di una generazione che, forse più di tutte le altre prima di essa, ha fatto e sta ancora facendo fatica a trovare il proprio posto nel mondo. Incertezze professionali, emotive e relazionali si mescolano alle continue esitazioni nella definizione dei propri desideri e dei propri voleri.
Non è un caso che in epigrafie ci sia la dedica “Ai millennial in burnout“, seguita da una citazione del brano Dead man’s road dei Cinderella.
Proprio la parola burnout è importantissima in questo romanzo!

Il titolo Solo Radio Wild

In mezzo a tutta questa incertezza, c’è però un punto fermo. Nel mare in burrasca Sonia trova uno scoglio dove salire ogni tanto, fermarsi, riprendere fiato e fare chiarezza con sé stessa, prima di rituffarsi nelle onde: Radio Wild, una radio che spara rock a tutte le ore e che accompagna Sonia durante le sue vicende e mentre si versa continui bicchieri di vino scadente da discount insieme a Cece.

Finita Something Human dei Muse, che mi lascia con un senso forte di nostalgia per qualcosa di indefinito, una conduttrice annuncia un nuovo programma dedicato ai millennial.
Titolo: Burnout generation.

“Per millennial s’intende una persona nata tra il 1980 e il 1994, mentre il burnout può essere definito come uno stato di stress cronico che conduce a un esaurimento fisico ed emotivo.”

Una nuova trasmissione diventa àncora di salvezza.

Non mi sono mai sentita rappresentata da un partito politico o da un sindacato. Magari mi posso sentire rappresentata da un programma radiofonico, penso. Meglio che uno schiaffo.

La trasmissione parla di Sonia, descrive le situazioni che sta vivendo, arriva con le frasi giuste nei momenti in cui ne ha bisogno, in un modo quasi sovrannaturale che fa pensare anche al realismo magico.

Intanto ho iniziato ad appuntare sulla Moleskine tutto quello che in Burnout generation sembra venga detto proprio a me. Non sto scherzando! Sono sempre più convinta che qualcuno voglia comunicare con me attraverso le frequenze della radio! Devo solo mettere insieme i pezzi… Tipo questo:
Sei una millennial in burnout? Quanto spesso ti rendi conto di essere esausta? Ti stai adattando a fare qualcosa che non vuoi? Fermati a pensare.
Non c’è per caso un’opportunità che aspetta solo di essere colta?

Citazioni da ricordare

Quasi tutti gli interventi riportati da Radio Wild sono degni di essere appuntati. Ma non solo: il romanzo è colmo di frasi a effetto e periodi più o meno lunghi che possono essere tranquillamente dei post sui social. Anche in questo il romanzo è totalmente immerso nei tempi attuali, dove il pensiero si muove come se fosse in un social network (a tale proposito è illuminante il libro 8 Secondi di Lisa Iotti. Ne abbiamo parlato qui).
Tra tutte, ne riporto un paio che mi hanno particolarmente colpito: la prima è una riflessione di Sonia, l’altra è una frase contenuta nei ringraziamenti.

Siamo quelli che bevono troppo, rifletto, dopo che Cece è andato barcollando verso la sua camera a deprimersi in solitudine, lasciandomi con una bottiglia mezza vuota e i calici da lavare. Siamo quelli che non si sposano e se si sposano non fanno figli. Siamo quelli che l’adolescenza quando finisce? Non finisce mai, finisce a trentacinque anni. Davvero? Allora siamo ancora adolescenti, quasi adolescenti, sempre adolescenti. In ogni caso, mai adulti.

Grazie a chi continua a praticare arte con la fede di un monaco buddista, senza nessuna garanzia di successo e, anzi, difendendo con le unghie e con i denti il diritto di impiegare tempo, energie e denaro in un’attività che non è un lavoro pagato ma che, assolutamente no, non è un hobby.

Solo Radio Wild di Elisa Emiliani è pubblicato da Dalia Edizioni.

La musica in Solo Radio Wild

Se Radio Wild, con la sua trasmissione Burnout Generation, è colonna portante in questo romanzo, va da sé che le musiche citate sono soprattutto di brani rock.
Qui trovate tutte le canzoni citate nel libro, molte delle quali proprio trasmesse dall’emittente radiofonica.

Ascolta su Spotify la colonna sonora di Solo Radio Wild di Elisa Emiliani.

La tracklist di Solo Radio Wild

  1. Dead man’s road – The Cinderella
  2. Something human – Muse
  3. Walk on the wild side – Lou Reed
  4. Hero – Chad Kroeger feat. Josey Scott
  5. Toxicity – System Of A Down
  6. When you see it – Stereophonics
  7. Real low down lonesome – Early James, Sierra Ferrel
  8. Suzanne – Leonard Cohen
  9. Via del campo – Fabrizio De André
  10. All I really want – Alanis Morissette
  11. America – Gianna Nannini
  12. Have you ever seen the rain – Creedence Clearwater Revival
  13. Fortunate son – Creedence Clearwater Revival
  14. Walk in the rain – Passenger
  15. Heartbreak Station – Cinderella
  16. No Ceiling – Eddie Vedder

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