Veloce come un pugno: Bellissima di Yasmin Incretolli

di Stefano Ficagna


Ho letto Bellissima nell’arco di un’ora. Prima uscita della collana Stormo di Pidgin Edizioni, curata da Mattia Grigolo e intenzionata a pubblicare “novelle caratterizzate da una scrittura acida e tagliente e da ambientazioni urbane e suburbane”, il breve libro di Yasmin Incretolli è un fulmine di ritmo e situazioni dolorose che fa capire benissimo perché Grigolo e Stefano Pirone (editore di Pidgin) l’abbiano scelto come apripista. Incretolli non racconta una storia nuova, quella di una dipendenza emotiva causata da traumi passati e da altre dipendenze, ma è il modo in cui lo fa il vero valore aggiunto del libro: un racconto crudo, viscerale, esposto in prima persona senza edulcorare nulla, nemmeno i sentimenti che tutti ci ritroviamo a giudicare quando non siamo noi a provarli in prima persona.

La colonna sonora di Bellissima di Yasmin Incretolli

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In un libro molto breve sono poche anche le citazioni, ma significative dei due mondi in cui si svolge la vita di Irina detta Neve, la protagonista del libro: da una parte il club in cui si esibisce come spogliarellista, dall’altra la periferia romana. I primi due brani sono suggestioni, una canzone di Miley Cyrus fischiettata dall’amica e collega Peach e Lana Del Rey che sussurra dalle casse di un supermercato, e non avendo esplicitato i titoli ho deciso di scegliere due brani emblematici delle carriere di entrambe le artiste; gli altri sono brani rap che arrivano dalle scene di tutta Italia, la Milano di Club Dogo e Ghali, la Roma di Noyz Narcos e la Napoli di Clementino.

La differenza fra amore e necessità di essere amati

Irina è consapevole dei meccanismi che alimentano le sue dipendenze. Ragazzina insicura a causa del suo fisico, cresciuta in una famiglia dove la violenza del padre si sfogava sistematicamente sulla madre, la protagonista di Bellissima ha cercato nella chirurgia estetica una risposta a tutti i suoi problemi e ne ha ricavato una malformazione al labbro, un effetto che l’ha portata verso altri tipi di dipendenze: quella per l’alcool, ancora minorenne (drunkoressica si definisce a un certo punto), poi quella affettiva, timorosa sempre di perdere l’amore e sempre confermata nel suo timore. Quando incontra Loris dallo spacciatore della sua amica si innamora subito dei suoi modi e dei suoi occhi dai colori diversi, e quando la loro relazione comincia ben presto a farsi tossica non si tira indietro, sperando che l’amore dei vent’anni (o ciò che si scambia per esso a quell’età) riesca a cambiare le cose. Neve, il nome che si è data perché “Nel mio universo è costume avere nomi personalizzati […] L’anonimato è un’azione politica potentissima, sfregiare un nome sbagliato significa risorgere dal passato“, affronta a testa alta ogni problema, senza mai cambiare rotta, pur ammettendo a sé stessa che si innamora ogni volta degli scapestrati e che “come quasi tutte le donne, anche io cerco un compagno che somigli a mio padre“.

Perché sai cosa? Non sono come te e papà non è come Loris. Loris maltratta quelli che ama di più. Con il male fa il bene. Posso lavorarci sopra. Posso cambiarlo con il mio amore. Papà invece non ti ha mai amato. Loris deve solo smettere di frequentare quello zoo di amicizie. Il branco convince le persone a sbagliare, sragionare. Tutto qui. Per esempio, l’altro giorno ha dimenticato una lattina di birra sul tavolo della cucina pur sapendo che soffro l’alcol. Stava facendo tardi per uscire col suo giro. Non vengo invitata in queste occasioni. La mia presenza infastidisce, come ha infastidito altri prima di loro. Il motivo lo si sa. Perché sono così.

La potenza della scrittura di Incretolli si manifesta nelle situazioni che descrive, ma soprattutto in come le descrive. Irina/Neve non è un personaggio positivo finito nella relazione sbagliata, non cerca mai la pena del lettore pur suscitandone l’empatia in più occasioni, si vorrebbe dirle di fare altre scelte, prendere altre strade e invece si resta morbosamente a guardarla reiterare i propri errori, circondata da un nugolo di comparse che come lei hanno avuto vite rotte troppo presto per poterne uscire senza cicatrici profonde. Alla difficile immedesimazione con un punto di vista così intenso l’autrice aggiunge poi un linguaggio trascinante, fatto di frasi brevi, dialoghi che mischiano le voci una all’altra e immagini che restano impresse.

Mi ha fatto un pezzo strano. Gira voce che mi sono fatta una pelle con l’amico di un amico di uno del giro. Quasi non ci crede che è un’infamata. Ma oltre a me con quanti sei stata?, è indignato proprio. Loris ma che ne so! Basta con questa storia!, io. Oddio… mica sto co’ ‘na cagna, ve? Sei na ragazza seria, non è così?, dice con occhi da lemure e a me si ferma il cuore. Sì, sì! La gente è invidiosa e vuole farci lasciare! Mah… tu che dici? Dico: Ti amo. Perché ci sta da panico.

Che la storia fra Irina e Loris non possa avere un lieto fine è facile intuirlo fin da principio ma sarà un evento inaspettato a dare una svolta nelle ultime pagine del libro, forse troppo veloce nel propagare le sue conseguenze ma incapace di soppiantare le qualità del libro. Bellissima conferma Yasmin Incretolli come validissima penna al servizio dei lati più oscuri della società (il suo esordio del 2016 per Tunué, Mescolo tutto, partiva da basi simili), ed è un ottimo inizio per una collana che promette molti pugni nello stomaco.