Robert Greenfield, True West: la vita, il lavoro e i tempi di Sam Shepard

di Alessio Barettini


Dentro Shepard

True West è una biografia uscita in Italia per Jimenez Edizioni sul poliedrico artista americano Sam Shepard, drammaturgo, musicista, scrittore e attore. Un viaggio dagli anni di formazione fino alla fine dei giorni di una delle figure più iconiche di una certa americanità che non tralascia una narrazione aperta, fatta di racconti di amici e parenti dell’artista, testimonianze dirette, e analisi più ampie.

Un punto di forza di questo libro è senz’altro la capacità di immergerci completamente nell’ambiente in cui si è formato Shepard, un’alchimia fra il mito del west americano e il magico Greenwich Village di New York. Qui scopriamo la sua relazione con Patti Smith, incrociamo situazioni e sogni, seguiamo Shepard durante il celebre tour Rolling Thunder di Bob Dylan. 

Fra miti, il fuoco

Proprio il rapporto con queste stelle è uno degli aspetti più interessanti e che concernono uno Shepard giovane ma artisticamente già molto interessante. Sorridiamo delle incomprensioni e del coraggio, dei sogni e persino dei disagi vissuti, e lentamente ci rendiamo conto che Shepard non appartiene del tutto a quel secondo mondo, e per diverse ragioni. La controcultura americana di fine anni ’60 è debitrice della beat generation, a essa fa costante riferimento. Shepard la attraversa, ma senza fermarcisi del tutto. Il suo punto di partenza resta l’America rurale, il mito quello dei cowboy, e in maniera inattaccabile. Se Shepard passa una parte della sua vita in mezzo alla controcultura di New York è perché il suo modo di fare ha dei punti in comune con quello, ma non arriva mai a sovrapporcisi del tutto. Così il suo rapporto con Dylan resta ambiguo. Due grandi artisti troppo primadonna da poter riuscire a stare insieme in modo costruttivo. Più interessante il rapporto con i Rolling Stones, anche perché più improntato al divertimento che alla creatività, e in questo non mancano aneddoti divertenti di vita on the road.

L’arte e la natura 

Siamo davanti a un personaggio unico nella misura in cui sembra che tutta la sua vita, tutti i suoi passaggi importanti, siano avvenuti naturalmente, come se non fosse potuto accadere altrimenti: così la sua formazione intellettuale, così la sua scrittura matura e la messa in scena delle sue opere che lo consacrano come autore importante già da molto giovane. Si comprende che la scrittura per Shepard sia davvero un gesto spontaneo, semplice, ma capace di costruire grandi scenari con pochi elementi.

Molta, persino troppa, l’importanza che viene data alla figura del padre, pur centrale nella vita di Sam. Si tratta di un vecchio cowboy morto alcolizzato, ma presentato in modo così stereotipato e così legato a Sam da farci persino pensare che la parte finale della vita di Shepard debba essere a tutti i costi uguale a quella di suo padre. Cosa che non è, seppure a volte sorgono dei dubbi.

Conosciamo meglio Shepard particolarmente attraverso le sue relazioni e le sue crisi. Non invecchia bene, Shepard, almeno artisticamente, perché rimane una figura ricercata e quasi mitizzata solo fino ai tempi della sua relazione con Jessica Lange, di cui l’autore è bravo a fornirci spunti di riflessione interessanti che dalla vita passano ai film girati insieme e viceversa. Ma come si sa l’America fa presto a dimenticare i propri miti.

Cinema e teatro…

Ampio è lo spazio dedicato a episodi specifici della sua vita, molti di questi dipendono dalla paura di Shepard per il volo, dalla sua abitudine a spostarsi con riluttanza, dal suo rapporto anche controverso con l’arte e la creatività: la scrittura sembra per lui un fatto sì, naturale, ma lontano, come se nei momenti in cui non scrive non sapesse di essere uno scrittore, un drammaturgo fra i più famosi d’America: così ne osserviamo la crescita artistica, i rapporti con grandi attori come John Malkovich, Ed Harris, Ethan Hawke, Gary Sinise, il suo modo apprezzato dagli attori di fare il regista, e infine il suo rapporto controverso con Hollywood. Nell’ultima parte della sua vita Shepard sembra più che altro tornare alla natura, ai suoi cavalli, ai suoi ranch, ai tentativi quasi sempre fallimentari di sistemare i suoi rapporti amorosi. Appare come un uomo complesso anche a sé stesso, amatissimo e irrazionale, e qui forse si indugia troppo nelle descrizioni di paesaggi che, seppure sono parte dell’anima di Shepard, tendono a ripetere un modello che non svela mai altro del personaggio.

Straordinaria l’analisi, senz’altro, della sua vita di uomo di teatro: le sue opere drammaturgiche sbancano Broadway, mentre Shepard passa il suo tempo libero a flirtare, bere (o drogarsi), suonare la batteria, ottengono repliche e intorno alla sua opera si formano nuove compagnie e scuole di recitazione, i diritti delle sue piece vengono reclamati per la trasformazione in film, non tutto funziona, ma Shepard vince un premio Pulitzer ed è forse il più grande drammaturgo dell’America di quegli anni, capace di costruire scene ripetitive, essenziali, icastiche, scarne, dove si muovono personaggi altrettanto delineati e visibili, che prendono vita in rappresentazioni vivide e realistiche della vita quotidiana americana, quella del Midwest, quella delle relazioni e delle contraddizioni più evidenti.

…e musica in True West

E poi la musica. Ce n’è tanta, in True West, sia perché negli Stati Uniti degli anni ’60 e specialmente nel village ce n’è tanta, e lo stesso Shepard per anni è batterista di una band abbastanza nota ai tempi e chiamata Holy Models Rounders. La sua è una vita rock. C’è tanto Bob Dylan e Rolling Stones, come detto, e Patti Smith, grandi divinità di quei tempi. E poi altro, com’è normale che sia, jazz e canzoni tradizionali, ad accompagnare questa narrazione di una colonna sonora ricca e ben incastrata nello spirito dei tempi.

La tracklist di True west

  1. Pilgrim – Kris Kristofferson
  2. Fables of Faubus – Charles Mingus
  3. Round ‘bout Midnight – Thelonious Monk
  4. Pirate Jenny – Nina Simone
  5. Fortunate Son – Creedence Clearwater Revival
  6. Soldier’s Joy – Holy Modal Rounders
  7. Bird Song- Holy Modal Rounders
  8. Coyote – Joni Mitchell
  9. Brownsville Girl – Bob Dylan
  10. Dark Star – Grateful Dead
  11. Alice’s Restaurant Massacree– Arlo Guthrie
  12. Moonlight Mile – Rolling Stones
  13. Sad-Eyed Lady of the Lowlands – Bob Dylan
  14. Gypsys, Tramps and Thieves – Cher
  15. La ballata di Mackie Messer – Kurt Weill
  16. Gloria – Patti Smith
  17. One too many Mornings – Bob Dylan
  18. Heroin – Lou Reed
  19. Careless Love – Sidney Bechet
  20. Like a rolling Stone – Bob Dylan
  21. Rainy Day Woman– Bob Dylan
  22. Chestnut Mare – The Byrds
  23. Lover of the Bayou – The Byrds
  24. Hurricane -Bob Dylan
  25. Oh, Sister – Bob Dylan
  26. Romance in Durango – Bob Dylan
  27. Mozambique – Bob Dylan
  28. Knockin’ on Heaven’s Door – Bob Dylan & Tom Petty
  29. Layla – Eric Clapton
  30. Pisces Apple Lady – Leon Russell
  31. Miss O’Dell – George Harrison
  32. Don’t touch me there – The Tubes
  33. She’s a Beauty – The Tubes
  34. New danville Girl – Bob Dylan
  35. That’s the way always heard it should be – Carly Simon
  36. Haven’t got time for the Pain – Carly Simon
  37. It’s not too late – T Bone Burnett
  38. Waiting for you – T Bone Burnett
  39. Too much Monkey Business – Chuck Berry
  40. Sittin’ on top of the World – Cream
  41. Freight Train – Elisabeth Cotten
  42. Streets of Bakersfield – Buck Owens
  43. Bury me not on the Lone Prairie – William Elliott Whitmore
  44. Dancin’ barefoot – Patti Smith

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