di Cecilia Gariup
La trap proclamava: Il futuro è adesso! I bip e le scoregge elettroniche di oggi erano i giri di basso corposo di ieri.
Il mixtape in cassetta era defunto. I culi grossi in tacchi alti trasparenti erano eterni.
Due brevissimi estratti per avere un’idea netta di uno degli assi portanti su cui poggia la trama de Il cuore più buio di Nelson George. Il romanzo in questione, appena uscito in Italia per Jimenez, con la traduzione di Gianluca Testani, è un noir capace di rimandare al lettore uno spaccato molto vivido e concreto di una realtà settoriale, quella del mercato musicale rap/trap/hip hop americano, la cui influenza ideologica ha ripercussioni sulle scelte e sulle vite di un’ampia fetta della popolazione americana.
Ma procediamo con ordine.
Il protagonista tra rap, hip hop e trap
Il protagonista della nostra storia è D Hunter, un ex bodyguard che ora fa il talent manager e gravita intorno alla fiorente scena trap di Atlanta. Gli affari vanno bene, e, all’interno dell’industria musicale, si è ormai rassegnato ad accettare che il rap e l’hip hop, movimenti culturali nati in seno alla tradizione della black music con l’intento di dare una voce chiara al dissenso della comunità afroamericana, ormai si siano trasformati in prodotti costruiti a tavolino con l’unico scopo di promuovere beni di consumo, lanciare nell’etere discutibili nuove star da reality e veicolare modelli di bellezza omologati e (soprattutto) brandizzati.
Quando l’hip hop esplose per la prima volta, io rimasi sconcertato. Onestamente, era troppo rumoroso, troppo legato al ghetto, e sembrava un pericolo per il paese. Poi, quando i Run-DMC fecero quell’accordo con l’Adidas, mi resi conto che il rap era un veicolo di trasmissione, un medium pubblicitario. Aveva la capacità di inculcare idee, atteggiamenti e prodotti nella coscienza degli ascoltatori. A differenza della pubblicità, che può indurre resistenza e deconcentrazione, il rap veniva percepito all’istante. I rapper erano testimonial e portavoce naturali.
Un giallo nel cuore più buio dell’America tra metropoli, droga, razzismo e consumismo
Questo è il contesto entro cui si sviluppa la vicenda. O meglio, le vicende, perché Il cuore più buio segue la struttura narrativa dei romanzi noir in cui elementi differenti apparentemente scollegati tra di loro compartecipano alla narrazione arrivando poi a convergere nel finale, in cui si tirano le fila. E ogni singola parte di questa storia racconta esattamente il cuore più buio dell’America. Quello del consumismo, determinato non dalla libera scelta, ma da accordi politici e di potere. Quello delle realtà metropolitane, dove il degrado socio-culturale segna le esistenze in modo indelebile. Quello della droga, della violenza e del mercato degli esseri umani. Quello del razzismo e dell’integrazione della comunità afroamericana, che, nonostante l’evoluzione della società, continua ad essere una delle piaghe sociali più fortemente sentite negli Stati Uniti (il nostro pensiero non può che andare all’omicidio di George Floyd e ai conseguenti tumulti razziali scoppiati poi in ogni angolo degli States). E, infine, quello della grettezza e delle bassezze all’interno del business legato alla musica.
La soundtrack
Ascolta la colonna sonora su Spotify: Il cuore più buio – Nelson George
Il guidatore, un nero più anziano di nome Sammy, alzò il volume su Slip Slippin’, un pezzo con un ritmo nervoso che faceva vibrare il Suv come sulle montagne russe di Batman a un Six Flags. D sentì il corpo muoversi involontariamente a tempo con la canzone, il suo raziocinio e i suoi gusti old school smembrati dal volume.
La colonna sonora di questo libro si dipana dall’inizio alla fine all’interno di territori black. Ogni capitolo, infatti, porta il nome di una canzone hip hop, soul, r&b, definendo così una soundtrack lunga ed esaustiva di un genere perfettamente connotato a livello culturale. Preponderante è la presenza di pezzi di artisti dell’East Coast, dal momento che il libro è ambientato tra le città di Atlanta e New York.
La playlist ripercorre anche geograficamente la tradizione musicale hip hop di quella parte degli Stati Uniti. Il rap della Costa Est, infatti, si differenziava da quello della Costa Ovest (sviluppatosi perlopiù in California, a Los Angeles), non solo e non tanto per le tematiche espresse (più politico sulla Costa Est, più di impronta “gangsta” su quella Ovest) ma per il sostrato musicale da cui è derivato. In linea generale, semplificando di molto, le basi dell’east coast rap derivavano dal campionamento di generi come il jazz, il soul e il blues. Mentre sulla West Coast la musica black per eccellenza che influenzò il genere fu il funk.
La tracklist
- Sicko Mode – Travis
- Back to black – Amy Winehouse
- Wicked games – The Weeknd
- Hip Hop Hooray – Naughty by nature
- Made in America – Jay Z, Kanye West
- Gangnam Style – PSY
- No church in the wild – Jay Z, Kanye West
- Carried away – H.E.R.
- Life’s a bitch – Nas, AZ, Olu Dara
- DNA – Kendrick Lamar
- Nice for what – Drake
- Who gon stop me – Jay Z, Kanye West
- Best part – Daniel Caesar, H.E.R.
- Sky walker – Miguel, Travis Scott
- Around the way girl – LL Cool J
- Get You – Daniel Caesar, Kali Uchis
- Let me down – Oliver Tree
- Pretty wings – Maxwell
- Lake by the ocean – Maxwell
- Bad and boujee – Migos, Lil Uzi Vert
- That’s what i like – Bruno Mars
- Bleeding love – Leona Lewis
- I get the bag – Gucci Mane, Migos
- MOTORSPORT – Nasty
- Sure thing – Miguel
- N.Y.State of mind – Nas
- Welcome to the jungle – Jay Z, Kanye West
- Finesse – Bruno Mars
- I feel it coming – The Weeknd, Duft Punk
- Flashing lights – Kanye West, Dwele
- Tears dry on their own – Amy Winehouse
- Say hello – Jay Z
- You know i’m no good – Amy Winehouse
- Mask off – Future
- Cold’ve been – H.E.R., Bryson Tiller
- River – Bishop Briggs
- Focus – H.E.R.
- Till it’s done – D’Angelo
- Another life – Kano
- The charade – D’Angelo
- How much a dollar cost – Kendrick Lamar, James Fauntleroy, Ronald Isley
- These walls – Kendrick Lamar, Bilal, Anna Wise, Thundercat
- Come down – Anderson.Paak
- For sale (Interlude) – Kendrick Lamar
- Marcy me – Jay Z
- Back to the future – D’Angelo
Dritti al cuore…
Il cuore più buio non è solo quello della nazione, ma anche quello del suo protagonista. D è un antieroe, incarna alcuni degli stereotipi negativi dell’uomo afroamericano, è coinvolto in affari spesso loschi, i suoi metodi sono poco ortodossi e si porta dietro un passato fatto di sofferenza, violenza e sregolatezza. Il senso di giustizia, e una certa coerenza negli ideali di rispetto e uguaglianza, costituiscono però il faro che gli indica sempre la rotta, anche quando le spire del guadagno facile e della sopraffazione sugli altri tenderebbero ad allontanarlo.
Tre fratelli morti. Un padre in fuga dai loro fantasmi. Una madre soffocata dal lutto. Poi c’era D, che per anni vestiva solo di nero, pure nelle giornate più calde d’estate, portatore di bara della sua stessa vita. Perciò New York, la vibrazione nella sua anima, era anche la tenebra del suo cuore.
Dunque, senza svelare troppo la trama (che il libro va scoperto poco a poco, lasciandosi coinvolgere in atmosfere e situazioni pericolose insieme ai suoi personaggi), posso dire che Il cuore più buio di Nelson George è un libro coinvolgente, il cui significato va oltre la trama avvincente e la suspence. Esso costituisce una disamina attuale, centrata, potente sull’America odierna (disamina, peraltro, a cui Jimenez e la narrativa americana che porta in Italia ci sta abituando). Uno spaccato realistico su quanto il “sogno americano” stia assumendo sempre più i contorni di un incubo.
Era un sentimento molto americano, uno di quelli che avrebbero avuto l’approvazione del presidente. Tayris e il presidente avviato alla calvizie condividevano un sistema di valori: i soldi governano tutto ciò che mi circonda. Benché separati dall’età, dall’aspetto e dalla razza, il ragazzino rapper e il #45 avevano una visione molto elementare del successo.