di Cristina Nori
Questa è tutta un’altra storia.
I leoni di Sicilia e L’inverno dei leoni, i primi due libri della trilogia dei Florio scritta da Stefania Auci, raccontavano una storia in crescendo, quella della famiglia Florio trapiantata a Palermo e in lotta per conquistare ricchezza e posizione sociale.
Ne L’alba dei leoni invece tutto differisce, a cominciare dal luogo in cui la storia è ambientata.
La Palermo opulenta dei palazzi dorati…
– Ma questo è un palazzo più grande di quello del duca di Bagnara! – esclama, stupefatto, e un passante – un elegante gentiluomo in marsina, gilet avorio e calzoni di seta turchese – gli scocca un’occhiata in cui si fondono ilarità e alterigia.
…che tanta ammirazione suscita in Paolo Florio e in Paolo Barbaro, compare solo nel finale, a fare da contrasto al luogo da cui Paolo e Ignazio hanno lasciato le loro radici, Bagnara Calabra.
Un paese bagnato dal Tirreno, stretto fra la spiaggia e le montagne dell’Aspromonte, dalla cui spiaggia, nei giorni in cui il cielo è limpido, si vede lu strittu, il braccio di mare che separa la Sicilia dalla Calabria.
Mondi diversi, distanti, così come i bagnaroti sentono distante la grande Napoli, capitale del Regno, della quale sentono parlare raramente in termini favolosi e, un po’ più spesso, con il timore che i rovesci politici possano peggiorare la loro vita già grama.
La vita non è semplice in quell’angolo di Calabria e il destino sembra accanirsi contro quelli che cercano con tutte le loro forze di alzare la testa. I briganti che infestano le montagne sono gente spietata, senza nulla da perdere, che compie saccheggi, omicidi e stupri senza un rimorso. Incendiano, rubano e le poche botteghe che sopravvivono devono poi vedersela con il grande flagello.
I bagnaroti chiamano così il terremoto, o meglio lo sciame sismico, del 1783, che rade al suolo il paese e lascia ovunque morte e desolazione.
I Florio ne escono devastati, nel corpo e nell’anima.
Rosa, la madre amorevole, il fulcro e il sostegno della famiglia, muore sotto le macerie per salvare le nipotine.
Le sopravvive il marito Vincenzo, uomo gretto e irrimediabilmente sperduto in sua assenza, che, senza nemmeno aspettare il rogo funebre della moglie – perché non ci sono più fosse per seppellire i morti – si cerca subito un’altra fimmina, per sentirsi ancora uomo.
Qui la famiglia Florio si scinde irrimediabilmente e questa frattura, dolorosa e involontaria, ma inevitabile, porta a due gruppi: i vecchi e i giovani, i sommersi e i salvati.
Domenico, Mattia, Menica e le loro famiglie resteranno a Bagnara, nel vecchio mondo, mentre l’ambizione di Paolo trascinerà a Palermo anche Giuseppina e Ignazio, legati a lui da vincoli sacri e fra loro da un sentimento d’amore impronunciabile.
Ignazio apre gli occhi. Nel buio, il viso di Giuseppina è vicinissimo al suo. Ne legge i dettagli, le ciglia scure, gli occhi severi, il naso importante. Alza le dita, segue il profilo delle labbra. Poi le avvolge la guancia in una carezza e, con l’altra mano, le sfiora l’attaccatura dei capelli sulla nuca. Basterebbe poco, così poco…
Se nei due precedenti libri della trilogia sono i personaggi maschili a occupare quasi tutta la scena, qui l’autrice lascia maggiore spazio allo sviluppo dei caratteri femminili, che hanno un che di archetipico nell’essere solide come rocce nell’accettazione del loro destino di fimmine. Questo però non significa passività, tutt’altro.
Se Rosa è la matriarca che tutto sorregge e muore da eroina per salvare le nipoti, Mattia è un’instancabile conciliatrice e fonte di soluzioni, Menica sopporta stoicamente le avversità confidando nel futuro, Petronilla mette l’amore per Francesco dinnanzi ad ogni altra cosa.
Anche Giuseppina, nel suo rinunciare a Ignazio, sembra obbedire ad un destino che non ha cercato, ma che finisce per comprendere e accettare.
Anche se L’alba dei leoni costituisce l’antefatto agli altri due romanzi di Stefania Auci, non si trova difficoltà a leggerlo per ultimo, anzi risulta ancora più incisivo perché mostra le radici misere da cui è nata la grande opulenza dei Leoni di Sicilia.
La musica del romanzo L’alba dei leoni
https://open.spotify.com/playlist/64bV6jISIZDX9JSbROuohI?si=e7d95925c6ee44a9Ascolta la colonna sonora de L’alba dei Leoni su Spotify.
Il romanzo non cita esplicitamente alcun brano, ma non c’è che l’imbarazzo della scelta per costruire una playlist adatta ad accompagnare questo racconto di terra, radici, ambizioni e sconfitte.
Abbiamo scelto alcuni cantautori e cantautrici siciliani e calabresi, profondamenti legati alla loro terra d’origine, che hanno saputo coniugare la musica delle radici con sound cosmopoliti.
La ricerca musicale di Carmen Consoli, la malinconia di Mia Martini, la raffinatezza di Sergio Cammariere e il guizzo beffardo ma profondo di Rino Gaetano vi accompagneranno nella nostra playlist su Spotify.
La tracklist
- Amuri Luci – Carmen Consoli
- 3 oru 3 oru – Carmen Consoli
- Cu’mme – Mia Martini
- Dillo alla luna – Mia Martini
- Cu ti lu dissi – Rosa Balistrieri
- E cantava le canzoni – Rino Gaetano
- Spiagge lontane – Sergio Cammariere
- Via da questo mare – Sergio Cammariere
L’autrice Stefania Auci
STEFANIA AUCI è nata a Trapani nel 1974 e si è laureata in Giurisprudenza a Palermo.
È attualmente insegnante di sostegno in un istituto tecnico di Palermo, professione che non ha abbandonato nemmeno dopo il grandissimo successo della trilogia dedicata alla famiglia Florio.
Il suo primo grande successo è I leoni di Sicilia, pubblicato da Editrice Nord nel 2019.
Ad esso è seguito L’inverno dei leoni nel 2021.
L’alba dei leoni è uscito nel 2026 sempre per Editrice Nord.