Viaggio nell’era della distrazione di massa: 8 Secondi di Lisa Iotti

di Davide Morresi


La breve premessa di questa recensione (che inizierà nel prossimo capo riga) è già essa stessa una dimostrazione di ciò che Lisa Iotti esprime in 8 secondi. Viaggio nell’era della distrazione (Il Saggiatore) Quindi, di conseguenza, immagino che già alla terza riga (e sono ottimista) la metà di voi avrà abbandonato la lettura. Degli altri, probabilmente giusto un paio su cento arriveranno fino alla fine dell’articolo. Allora, siete pronti? Andiamo!

Lisa Iotti illustra una situazione che tutti abbiamo davanti agli occhi e fingiamo di non vedere. Attraverso viaggi, interviste, incontri con alcuni dei maggiori studiosi del cambiamento culturale moderno, quello legato alla digitalizzazione di qualsiasi cosa, compresa la vita umana, compresi gli atti di beneficienza e la vita dei bambini, diventati anch’essi, ahimè, strumenti acchiappalike sin dalla nascita, con i cuori sotto ogni foto e altri cuori a coprire, quando va bene, il viso di un minorenne, e non più, le foto, tenute gelosamente dentro le mura domestiche, al massimo da mostrare a qualche affetto caro, ma comunque mai divulgate a tutti, Lisa Iotti ci fa capire, anzi, ci dimostra attraverso argomentazioni e approfondimenti di veri e vari esperti in materia, che non sono di certo i tipi che stanno tutto il giorno a scrollare il telefono e a commentare qualsiasi notizia senza nemmeno verificarla, dedicando al massimo 8 secondi alla lettura di un articolo, ecco… Lisa Iotti ci dimostra una delle cose che tutti sappiamo (perché lo sappiamo, vero? Facciamo finta di non saperlo, ma lo sappiamo!) ma che non vorremmo sapere: il cervello umano sta regredendo.

Bene. Se siete arrivati sin qui, dopo un preambolo pieno di virgole e pause, decisamente lungo e difficile da seguire (in lettura ad alta voce dovrebbe durare circa 1:30 minuti, probabilmente più di qualsiasi discorso abbiate ascoltato senza distrarvi nelle ultime 24 ore), siete salvi e siete dei super intelligentoni dell’attenzione!
Perché dico questo?

Una domanda: pensate che le opere d’arte dei musei meritino attenzione? Non dico tutte, per carità, ma almeno quelle storiche, mondiali, insomma quelle universali, per fare un esempio, quelle tipo La Maddalena penitente del Canova, avete presente?
Se la risposta è “sì”, allora concorderete con me: la premessa di questo articolo merita meno attenzione de La Maddalena Penitente, giusto? Ecco allora che se state ancora leggendo, mi fate sentire un po’ un Canova adesso. Perché sapete qual è il tempo di attenzione che nell’era dell’iperdigitalizzazione dedichiamo a opere d’arte del genere? Esatto: proprio 8 secondi!
Come? Cosa state dicendo? Impossibile?
Eh no! Possibilissimo. Erano 12 secondi nel 2000, prima dell’arrivo degli smartphone. Nel giro di pochi anni la nostra attenzione è crollata di un terzo. E nel libro, data questa premessa, si capisce come questa sia solo una della lunga serie di capacità cognitive che, invece di progredire, forse per la prima volta nell’evoluzione del genere umano, stanno regredendo (Darwin, dove sei? Qui c’è pane per i tuoi denti…)

L’articolo spiega che la Tate si fa promotrice dello slow looking, il corrispondente estetico dello slow food, un movimento nato dal museo stesso in opposizione al fatto che i visitatori saltavano da un quadro all’altro o da una statua all’altra come se fossero davanti a delle foto su Instagram. Un invito a rallentare, a essere selettivi, a scegliere solo poche opere e non prendere nemmeno in considerazione le altre presenti nel museo. Un gesto liberatorio, una rivendicazione del nostro diritto alla rinuncia, alla sineddoche, alla parte per il tutto, al segno meno invece che al segno più.

La mutazione

L’influenza del moderno modo di vivere ha ripercussioni su ogni aspetto della vita umana e dell’uomo: la memoria, la postura, il carattere.
Una delle cose che ho scoperto con questo libro: quando usiamo lo smartphone nel cervello si attivano le stesse zone di quando si fa uso di cocaina.
Un’altra cosa che ho scoperto leggendo questo libro: chi fa più uso di smartphone pare che sviluppi meno la corteccia cerebrale.

…le risonanze magnetiche funzionali dei primi 45 000 campioni analizzati sembrano mostrare delle differenze significative nel cervello dei bambini che usano smartphone, tablet e videogiochi per più di sette ore al giorno. Le immagini dello scanner hanno mostrato come il campione analizzato abbia un assottigliamento prematuro della corteccia cerebrale, lo strato esterno che elabora le informazioni provenienti dai cinque sensi.
Avevo visto un servizio in tv che parlava di questa ricerca: alla domanda del giornalista su cosa significhi durante la fase della crescita avere una corteccia assottigliata, la dottoressa aveva risposto con un’intensa disquisizione neurologica che in sostanza stava per: non ne abbiamo la più pallida idea.

Un viaggio nella distrazione

Ogni aspetto della nostra vita è coinvolto. E siccome nell’era in cui tutti vogliono apparire migliori di come sono e bramano approvazione (che poi sia di un like di gente che nemmeno conosciamo e che, anzi, eviteremmo volentieri di incontrare, ma se non mettono il like ci dispiace comunque… poco conta), in cui tutti hanno qualcosa da gridare, hanno la ragione in tasca, in quest’era di ricerca spasmodica di conferme e di evitazione altrettanto spasmodica di qualsiasi fonte di dubbio, anche il mondo intorno fa di tutto per metterci a nostro agio e cavalcare commercialmente questa distrazione di massa, proponendoci contenuto semplici, veloci, immediati, e che ci dicono solo ciò che vorremmo sentirci dire.

8 Secondi di Lisa Iotti approfondisce vari aspetti legati all’uso dello smartphone e a come esso abbia progressivamente eliminato dalle nostre capacità e competenze alcune cose che fino a solo pochi anni fa erano dati quasi per assodati, una sorta di archetipo evolutivo, e invece…
Provate ora a fare un viaggio anche breve senza navigatore. Eppure ne eravamo capaci, cartina alla mano e richieste a persone fermate per caso, fino a pochi anni fa. E a destinazione ci arrivavamo comunque, anche senza google maps.

La musica nell’era della distrazione

Tra le varie riflessioni, ben si adatta a Read and Play quella che Lisa Iotti fa sulla musica, su come è cambiata. E voi direte: ma certo, siamo in continuo cambiamento, quindi è normale che anche la musica di oggi sia diversa da quella del passato. E infatti, non è il cambiamento in sé il punto su cui Lisa Iotti pone l’attenzione (porre l’attenzione, che gesto eroico!), ma il come e in che modo.

Mi viene un’idea tornando a casa: provo a digitare a caso su YouTube alcune delle hit pop degli ultimi anni, come Happy di Pharrell Williams del 2013 o Sugar dei Maroon 5 del 2014, o Shape of You di Ed Sheeran del 2017: l’introduzione del primo pezzo dura 2 secondi, il ritornello – tormentone di quell’anno – entra a secondi 25; nel secondo pezzo l’introduzione dura 8 secondi, il ritornello arriva a 40 secondi; nel terzo l’introduzione dura 10 secondi e il ritornello arriva a 48 secondi. È un esperimento divertente, che si può fare e rifare. Ovviamente non c’è niente di scientifico e assoluto (esistono ancora musicisti che utilizzano delle introduzioni retrò molto lunghe e non tutti i generi seguono le stesse regole), ma è interessante confrontarlo con la tesi di un dottorando in Storia della musica dell’Università dell’Ohio, Hubert Léveillé Gauvin che ho letto in alcune interviste. Per Léveillé Gauvin, che ha analizzato le composizioni pop degli ultimi trent’anni, la diagnosi è chiara: il culto della Silicon Valley per la disruption – qualunque cosa significhi esattamente questa parola – ha colpito anche la creazione musicale. «Sono scomparse le introduzioni strumentali» mi racconta, quando riesco infine a contattare via Skype il glaciale studioso (probabilmente c’entra qualcosa la delusione per la mia scarsa preparazione musicale), «e il ritornello deve arrivare subito. Anche la struttura dei pezzi è cambiata: ora tende a essere ritornello-strofa-ritornello, per rendere il pezzo più facile e capace di catturarci velocemente. Gli assoli di chitarre o fiati sono spariti, perché distraggono e rischiano di giocarsi l’attenzione.»

Oltre a questa riflessione, Lisa Iotti utilizza proprio le parole di una canzone per indicare un suo desiderio che, in quest’era dove tutto è fatto per incanalare la nostra distrazione verso lidi che ignorano la nostra consapevolezza, dandoci l’illusione di essere liberi ma tenendoci in gabbia senza nemmeno farci vedere le sbarre, sembra purtroppo impossibile da esaudire. Anche se, forse, le parole non sono proprio quelle del brano citato.

Sul mio terrazzo ogni giorno arriva un merlo; spera nelle briciole che di tanto in tanto getto sul pavimento quando scuoto la tovaglia, anche se sono più le volte che mi scordo di farlo. Ma lui si ostina a venire. «Cause I’m free like a bird / Waving on the mountain top» cantavano i Lynyrd Skynyrd: libero come un uccello.
Sì, come no.

Il brano in questione immagino sia Free like a bird della band americana Lynyrd Skynyrd. Però questo brano ha sì il Free bird, ma poi ha altro testo. Chissà, se la Iotti leggerà questo articolo… nel caso, sarebbe bello avere la sua versione, e allora torneremo presto da voi a darvi gli aggiornamenti! Perché il verso citato è invece contenuto in Free like a bird di Chuck Wonderland.
Comunque nella playlist, per non sbagliare, le trovate entrambe. E sa la prima è forse in linea con i dettami di attenzione dell’era moderna, il brano dei Lynyrd Skynyrd è senza dubbio ben adeguato per riscoprire tempi più lenti e quindi più adatti per allenare l’attenzione che stiamo perdendo: il brano dura 9:07, l’intro dura 1:08 e il ritornello inizia a 2:13, per non parlare poi dell’assolo finale che inizia a 4:56 e va fino alla fine. Mentre Free like a bird di Chuck Wonderland ha un intro di 15 secondi e il ritornello arriva a 0:49 (e addirittura la strofa potrebbe essere già considerata essa stessa il ritornello, che quindi entrerebbe a 0:16). Sarà un caso, ma il primo brano è del 1974, quando Internet era ancora fantascienza, mentre il secondo è del 2019, quando forse anche un brano come questo è fin troppo impegnativo da ascoltare per intero senza distrarsi nemmeno una volta.

Ascolta la colonna sonora, con tutti i brani citati nel libro, su Spotify: 8 Secondi di Lisa Iotti.

La tracklist di 8 Secondi

  1. Happy – Pharrel Williams
  2. Sugar – Maroon 5
  3. Shape of you – Ed Sheeran
  4. Fragile – Sting
  5. Free bird – Lynyrd Skynyrd
  6. Free like a bird – Chuck Wonderland, Larry Linch

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