Una notte coloniale nel cuore dell’Europa con Christophe Boltanski nel suo King Kasai

di Cristina Nori


Iniziamo da un fatto che nel libro di Christophe Boltanski non c’è.
30 giugno 2020: il re Filippo del Belgio scrive una lettera di scuse al presidente Tshisekedi e al popolo della Repubblica Democratica del Congo per esprimere il proprio cordoglio e rammarico per le ferite inflitte al paese durante il periodo coloniale.
Un linguaggio al limite dell’asetticità diplomatica, ma che cela un significato profondissimo.
Provo a immedesimarmi nel re che scrive e pronuncia queste parole – nel 2022 andrà di persona in Congo e ribadirà le sue posizioni –, una persona più grande di me, ma pur sempre un figlio della pace della seconda metà del novecento, che si trova a fare i conti con un passato non suo, ma di cui sente una responsabilità ereditata.
Non posso dubitare della sincerità di quelle parole, quindi provo a immaginare cosa potrei scrivere io per chiedere perdono del mio non – passato. Non stupitevi, perché anche noi, italiani – brava gente, ne abbiamo uno.

È la storia dei nostri crimini coloniali in Etiopia, Somalia, Cirenaica, Libia, giusto per farne un calderone generale, che contemplò spoliazione di risorse, rappresaglie mortali e sfruttamento sessuale. 
Se anche noi dovessimo – come dovremmo – riflettere sul nostro passato collettivo, ci servirebbe senza dubbio un libro come quello di Boltanski.

Di cosa parla King Kasai

La vicenda si svolge in una sola notte e in un solo luogo, l’Africa Museum di Tervuren, nei pressi di Bruxelles. Un luogo che nacque come Museo Reale dell’Africa Centrale e che ha tentato di cambiare anima e spoglie nel corso dei decenni.
Boltanski, come in una tragedia greca, tiene la sua vicenda racchiusa nel tempo, nel luogo e nell’azione: un percorso fisico che lo porta a esplorare il museo, dalle viscere, dove sono tenute opportunamente nascoste quelle che venivano celebrate come le vestigia della gloria coloniale belga, alla sommità, i pannelli tecnologici che oggi parlano ai visitatori di etnografia e storia.

Ed eccola qui, la lunga notte coloniale.
Anche se nascoste, le tracce dell’imperialismo brutale del re Leopoldo II sul Congo e sui congolesi, colpiscono l’occhio attento da ogni parte.
Il Congo fu – caso unico – un possedimento privato del monarca tra il 1885 e il 1908: un territorio spogliato, violato, crudelmente martoriato, e poi esposto come autocelebrazione, durante l’Esposizione Universale di Bruxelles del 1897.
Vi lascio raccontare dall’autore cosa si poteva ammirare:

All’esterno, tra faggi e querce, ha previsto uno spettacolo. Un freak show degno del circo Barnum.
A tal fine, 267 tra uomini, donne e bambini sono stati strappati dai loro villaggi del Kasai, dell’Alto Congo e di Boma sull’estuario del fiume Congo. (…)
Neri in carne e ossa, che si muovono in uno scenario di fantasia (…): gentiluomini con la paglietta si sporgono oltre la recinzione per accarezzarne i capelli. (…) La gente chiede di vedere da vicino i loro denti o i palmi delle mani.

Non siamo nei secoli oscuri, ma ai confini del Novecento, eppure sembra che l’illuminismo in quel gran baraccone non sia mai arrivato.
La notte dell’autore è un viaggio nella brutalità della mentalità coloniale, che spoglia i territori per esporre trofei nella madrepatria, ma non si limita al necessario e nemmeno all’abbondanza: dalle colonie viene strappata quanta più merce possibile, vegetale, animale e umana, in un’orgia di ingordigia che, quando si ritira, lascia dietro di sé solo spoliazione e corruzione.
Poche voci si levano a denunciare la gestione coloniale del Congo Belga, una fra tutte, quella della missionaria inglese Alice Seeley Harris, che però, come coloro che anni dopo cercarono di fare conoscere la realtà dei campi di concentramento, non fu creduta.

L’autore Christophe Boltanski

Christophe Boltanski è un giornalista, saggista e romanziere francese.
È nato nel 1962 a Boulogne – Billancourt.
Come cronista ha lavorato per Libération, per il quale è stato corrispondente da Londra e da Gerusalemme, e poi per il Nouvel Observateur.
È autore di saggi e romanziere.
King Kasai è uscito in Francia nel 2023 come parte della collana Ma nuit au musée, ideata da Alina Gurdiel, che propone a scrittrici e scrittori di passare una notte in un museo a loro scelta.
In Italia King Kasai è stato pubblicato da ADD Editore nel 2024, con la traduzione di Sara Prencipe:

La musica in King Kasai di Christophe Boltanski

Ascolta la playlist su Spotify: King Kasai di Christophe Boltanski

Il saggio di Boltanski non cita espressamente nessun brano, per cui noi redattori di ReadAndPlay abbiamo riflettuto su come avremmo voluto raccontare l’Africa, in questa playlist.
Non vogliamo abbandonarci allo stereotipo dell’Africa “continente povero” e nemmeno vedere questa terra attraverso gli occhi di musicisti occidentali, per non perpetrare un white privilege che si veste di correttezza politica e dimentica la realtà.
Abbiamo quindi scelto soltanto brani di musicisti africani perché siano loro, con i loro occhi e le loro idee, a raccontarci dei loro paesi.
Allora andiamo dalla dolcezza delle voci di Rokia Traoré e Fatoumata Diawara alla famiglia degli attivisti Kuti, il grandissimo Fela e i figli Femi e Seun, anche loro musicisti. 
La fama di musicisti come Yousson N’Dour e Johnnny Clegg and Savuka arrivò anche in Europa negli anni novanta, mentre molto più recente è il successo di Salif Keita e di Baba Sissoko, la cui ricerca si orienta verso le radici della musica nera.
Chiudiamo con un brano che ci porta indietro nel tempo e ci tocca da vicino: The gold in Africa non è opera di un musicista africano, bensì di Neville Marciano, detto The Tiger, originario di Trinidad e Tobago. Perché inserirlo in questa scaletta musicale? Il motivo è semplice: la canzone venne scritta nel 1936 per denunciare l’aggressione fascista italiana all’Etiopia.
Forse è il momento di riascoltarlo.

  1. Colonial mentality – Fela Kuti
  2. Day by day – Femi Kuti
  3. African dreams – Seun Kuti
  4. Mélancolie – Rokia Traoré
  5. Tolon – Fatoumata Diawara
  6. Africa remembers – Yousson N’Dour
  7. Scatterlings of Africa – Johnnny Clegg and Savuka
  8. Mandela – Salif Keita
  9. Il faut pas écouter – Baba Sissoko
  10. The gold in Africa – Neville Marcano

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