Racconti sulla strada

di Pierluigi Cuccitto


Un luogo comune definisce il libro come un oggetto inanimato e la lettura un’attività sedentaria: ci si mette a leggere su una sedia, appoggiati ad un albero, seduti in treno o in autobus, sui banchi di scuola, in ufficio… lascio a voi completare quest’elenco di luoghi di lettura.
Ma siamo proprio sicuri che questo luogo comune, antico come il mondo, sia poi veritiero?

In quanto scrittore, i luoghi comuni mi trovano allergico; e questo, in particolare, è un cliché davvero sbagliato. Perché sì, un libro puoi leggerlo da seduto, ma puoi leggere anche camminando, stando bene attento a dove metti i piedi (consiglio, in questo caso, un bosco e non una strada cittadina) e a volte puoi condurre un libro per le strade del mondo e leggerlo, o far leggere gli altri, mentre il mondo vi passa accanto, apparentemente indifferente; eppur la speranza è sempre che, osservando la scena, curiosa e inaspettata per un mondo frenetico e adesso pure pandemico, qualcuno si fermi a osservarti e trovi pace per un attimo in questo mondo. Allora avrai acquistato un lettore per te, ma non solo per te, perché chi legge un libro potrà leggerne tanti altri. Basta una chiave, anche minuscola, per aprire alle persone il palazzo della lettura.

Pierluigi Cuccitto in un momento della presentazione

Questo è quello che è precisamente accaduto il 10 Settembre 2020 a Jesi: in piena pandemia, benché in un momento in cui sembrava quasi essere tornati alla normalità, ho condotto i miei Racconti Disprassici sulla strada, letteralmente: perché il locale che ha ospitato la serata di presentazione del libro, il Vox Live Club, sta proprio sulla via principale di Jesi, con la strada accanto e le macchine che passano.

Da quando ho iniziato a portare in viaggio il libro – cosa difficile, in tempi di pandemia, ma necessaria – e a raccontare la mia esperienza personale con la Disprassia, il Disturbo della Coordinazione Motoria con il quale convivo fin dalla nascita, ho sempre sentita pressante l’esigenza di far conoscere questa storia, purtroppo ancora ignota a molti, in maniera attiva: non ho mai pensato “ecco questo è il libro, grazie per l’acquisto e tanti saluti”, ma al contrario ho sempre creduto e credo fortemente che questo libro sia un viaggio di per sé stesso, sia per me che per gli altri, e quindi è una storia che deve camminare.
Quando qualcuno si interessa alla storia, io vado verso di lui / lei, e viceversa, e si parla, ci si confronta, si risponde con pazienza alle domande che a te possono sembrare solo un fraintendimento della situazione, e invece sono importanti, perché gli altri ne sanno poco e il problema per noi Disprassici è stato sempre quello di combattere una battaglia silenziosa di cui gli altri sanno poco. E invece devi raccontare, altrimenti non capiranno mai.

E allora, eccoci sulla strada, al Vox Live Club: ma arrivati a questo punto avrete capito che lo spirito con il quale racconto la mia esperienza e il contenuto del libro non è mai fine a sé stesso, ma sempre condiviso: così, la serata non poteva essere una buona serata se io avessi parlato da solo, ci voleva una compagnia che permettesse al libro di prendere vita.
Così, su un palco improvvisato, in una sera di settembre con le macchine che sfrecciano accanto a te, la presenza forte di Davide Morresi, ideatore del progetto di queste serate letterarie al Vox ha dato a chi ascoltava la sensazione che quello che si stava facendo in quel momento fosse unico e irrinunciabile; e ascoltare la propria storia romanzata letta da un’altra voce, quella calda e appassionata di Sara Antognoni, mi ha permesso di guardare me stesso da un’altra angolazione, udendo la passione di un’altra voce che parlava di un mondo che per tanto tempo hai tenuto dentro di te. È stato emozionante ascoltare la lettura e, finita la serata, accogliere chi voleva comprare il libro e rispondere alle loro tante domande, perché ho cominciato a capire che quello che avevo scritto era più grande di me, e poteva arrivare a tanti, e diventare voce e riferimento per altri, Disprassici e Disprassiche che non riescono ancora a trovare la serenità e le parole per accettare il disturbo che ci accompagnerà sempre, ma non solo: parole di un libro che possono essere importanti per tutti coloro che si sentono fuori posto in questo mondo frenetico, catalogatore e smemorato.

Ecco, da scrivere a diventare scrittori c’è una linea sottilissima: e credo proprio di averla varca a Jesi, in quella sera di Settembre, sulla strada.

Sara Antognoni in un momento del reading