Persone normali – Sally Rooney

di Luca Brecciaroli


L’impatto con Sally Rooney è stato proprio come me l’ero immaginato: immediato, forte, empatico, una sorta di attrazione fatale.

A volte l’alta aspettativa che si ripone in qualcosa, anche nelle letture, lascia con un po’ di amaro in bocca: capita che un libro osannato e consigliato, durante e al termine della lettura ci faccia esclamare «Bah… mi aspettavo di meglio…», personalmente mi capita più spesso del contrario. Con questo libro, invece, verso il quale nutrivo altissime aspettative, fin da subito si è instaurato quel patto con il lettore fatto di complicità, fiducia e bisogno di andare avanti nella lettura, pur sapendo che una volta finito quel libro ci mancherà maledettamente.

La bellezza di questo romanzo, complice anche un weekend insolitamente casalingo, mi ha trascinato in una maratona di quasi due giorni di lettura dalla quale non riuscivo proprio a staccarmi.

Persone normali di Sally Rooney è quanto di più «normale» si possa raccontare e leggere: la vita quotidiana di due ragazzi irlandesi, la scuola e poi l’università, le amicizie, le storie d’amore… Un inno, fin dal titolo, alla normalità. Suona quindi ancor più strano tessere un grande elogio a questo lavoro che vorrebbe essere così normale. Così come suona forse un po’ fuori luogo celebrare una ragazza «normale» come l’autrice fino a farla diventare un vero e proprio caso editoriale in questi ultimi anni. Con due soli romanzi all’attivo (ho iniziato dal secondo, e forse non avrei dovuto), infatti, la Rooney è oramai celebrata e osannata in tutti i luoghi della scrittura, e non solo in quelli britannici e del Nord Europa.

Persone normali narra la storia d’amore tra Marianne e Connell, due ragazzi della provincia irlandese, cresciuti nella contea di Sligo. I due protagonisti entrano in scena nella prima pagina del romanzo e ne escono all’ultima, senza lasciarci mai, sebbene loro invece si incontrino, si lascino, si trovino, si perdano e si ritrovino in varie fasi della loro vita, o meglio negli anni della loro giovinezza, tra il liceo e i primi anni di università. Introversa, isolata e «strana» Marianne, più sicuro di sé e accettato tra i pari Connell.

Bellissime le parole con cui si descrive Marianne nelle prime pagine del libro:

Marianne ha avuto la sensazione che la vita vera stesse accadendo da qualche parte molto lontano da lì, che stesse accadendo senza di lei, e non sapeva se avrebbe mai scoperto dove e se sarebbe mai riuscita a farne parte.

Lei è la figlia di una famiglia facoltosa, lui il figlio della governante della famiglia: così si incontrano nella prima pagina del libro, quando Connell va a prendere sua madre dopo il turno di lavoro. Da lì a poco avvieranno una relazione clandestina durante il liceo, poi aperta negli anni al Trinity di Dublino, una relazione spesso nevrotica, con molti alti e bassi, con abbandoni e riprese, che li vedrà ora teneri e ingenui, ora spietati e consapevoli. Sullo sfondo le amicizie, le esperienze, più o meno allegre, la vita tutto sommato tipica degli anni postadolescenziali, con le immancabili nevrosi di quella stagione dell’esistenza.

La loro storia d’amore, al limite, si potrebbe definire non troppo «normale», non convenzionale, anche se forse si tratta solo di distinguerne le varie e differenti forme che essa assume nel corso dei mesi e degli anni narrati dal racconto, circa quattro, dal gennaio 2011 al febbraio 2015, che peraltro ha proprio nei titoli un contatore cronologico («tre mesi dopo» oppure «tre settimane dopo» e così via).

Nell’opera di Sally Rooney c’è moltissima politica, a partire dalla differenza di classe cui appartengono i due protagonisti: molto ricca lei, che non ha mai dovuto preoccuparsi del denaro e di dover lavorare, di ceto medio-basso lui, che invece dovrà lavorare per mantenersi durante l’università. Questa differenza, pur costituendo il motivo alla base del loro incontro, non sarà invece mai determinante nel loro amore, se non nel fatto che lui dovrà lavorare per poter studiare (fino al raggiungimento della borsa di studio) e lei no, anche se otterrà pure lei la borsa di studio non per necessità bensì per prestigio e competizione studentesca.

D’altro canto, entrambe le famiglie convivono con un grave problema: entrambi i padri sono assenti (altra nota politica femminista) e non fanno affatto parte del romanzo. Il padre di lei risulta morto anni addietro, il padre di lui non lo ha mai riconosciuto ed è stato quindi allontanato da sua madre, che lo ha cresciuto da sola. E, anzi, accade proprio che nella high class si celino invidie, segreti e rapporti disfunzionali, che sfoceranno in una vera e propria violenza non solo psicologica verso Marianne che, non a caso, viene additata di essere «strana» e non avrà una vita sociale finché non uscirà dalle mura domestiche. Mentre nella low class il rapporto madre-figlio sarà sereno, collaborativo, affettuoso.

Entrambi i ragazzi vivranno problemi, sia quelli tipici dell’età tardoadolescenziale come il mancato riconoscimento sociale (Marianne), il desiderio di far parte di un ceto sociale più elevato pur essendo al contrario di lei benvoluto e accettato nel gruppo dei pari al liceo (Connell), ma vivranno anche problemi ben più gravi, un pesante episodio depressivo (Connell) e la già citata violenza domestica (Marianne). Ci sarà un evidente cambio di ruolo tra il liceo e l’università: Marianne, da isolata ed evitata, riuscirà invece ad uscire dal guscio lontana da casa, al contrario Connell vi si richiuderà sempre di più, fino a sfociare nella depressione.

La loro storia ci condurrà tuttavia per tutto il romanzo, dalla clandestinità delle prime pagine alla convivenza universitaria: una storia instabile come i tempi di crisi in cui viviamo e, aggiungo, come le giovani età dei protagonisti. Ci sarà un continuo cambio di rapporto che li vedrà anche lontani e con altri compagni, per poi ritrovarsi e riperdersi di nuovo, in un racconto talmente normale da sembrare un classico, quasi un racconto senza tempo!

Un aspetto che personalmente mi piace molto di questo libro e dell’autrice, anche a quanto mi è capitato di leggere tra interviste e commenti vari, è la sua forte e già citata connotazione politica. Sally Rooney diviene, forse suo malgrado ma data la sua intelligenza credo proprio di no, la portavoce dei 20-30enni di oggi, la portavoce dei millennials (come ho letto in molte delle sue interviste), smarriti, preoccupati, senza una bussola e senza le vecchie e per molti versi rassicuranti ideologie alle quali aggrapparsi. Oggi è tutto da rifare e sono proprio le persone normali a poter, e dover, ricostruire un universo intero.

C’è la politica di classe sociale, il femminismo, il fatto che i protagonisti partecipino a manifestazioni contro la guerra e di altre proteste e, soprattutto, il fatto che entrambi leggano molti libri, anche impegnati, e si destreggino tranquillamente con i social, che però rimangono relegati sullo sfondo.

Tutto è così semplice, comunque, solo in apparenza: Rooney riesce a esprimere concetti profondi e complessi e a descrivere in maniera accurata e molto approfondita i suoi personaggi pur non uscendo da un linguaggio accessibile e diretto, immediato e discorsivo. Forse, oltre alle sue prerogative politiche, questo è il suo punto di forza più evidente.

La musica è a volte presente nelle pagine del romanzo, spesso come sottofondo di qualcosa che accade (feste, serate al pub, viaggi in auto, ascolto in casa ecc.), e in questi casi l’autrice la esplicita direttamente. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare e all’immaginario irlandese di chi si trova tra i trenta e i cinquanta, si esce del tutto dai cliché musicali irlandesi del passato (sì, siamo davvero negli anni dei millennials!) per creare una colonna sonora varia ed eterogenea, tutto sommato «normale» come i personaggi del romanzo, ma altrettanto interessante e variegata.

Editore: Einaudi

Ascolta la colonna sonora: https://open.spotify.com/playlist/7GD1RcKetAQtUsHXTD96Fw?si=pCuDAEYhTruXq1sMqrs9Lg

La colonna sonora di “Persone normali” di Sally Rooney
  1. Ask – The Smiths
  2. Bones – Fears
  3. The revolution will not be televised – Gil Scott-Heron
  4. Touch the sky – Kanye West
  5. Welcome to the jungle – Jay-Z
  6. Sleeper – whenyoung
  7. Step – Vampire weekend
  8. Brown eyed girl – Van Morrison
  9. Sick & Tired – The Cardigans
  10. You can’t always get what you want – The rolling stones
  11. Farewell to the fairground – White lies
  12. Come together – Blur