Oppure il diavolo di Luca Tosi

di Cristina Nori


In fondo ha senso anche il titolo, se lo si legge alla luce del linguaggio rutilante che esce fuori di getto da questo libro narrato in prima persona.
Oppure il diavolo è un felice connubio di forma e contenuto: un flusso di coscienza che fonde il linguaggio con le vicende narrate.

Storie di provincia

Queste storie di provincia, paludose e melmose tanto da avvinghiarti e trascinarti a fondo, non possono che essere raccontate da parole che si avvolgono e seguono un filo logico e sintattico tutto loro. La narrazione c’è ed è chiarissima: la provincia è uno stagno, una sabbia mobile sempre uguale da cui uscire è faticosissimo, ma per fortuna che c’è, perché se le stesse cose capitassero in una grande città, in una fredda City Life, Natale – il protagonista – sarebbe già bello che morto.

Lo stile di Luca Tosi

Una cosa è certa: il linguaggio di Luca Tosi è contagioso! (Ne abbiamo parlato anche nella recensione de La ragazza senza prefazione, dello stesso autore)
Le parole piovono come in Paolo Nori e Stefano Benni e non è un caso che Tosi sia emiliano come questi due grandissimi autori, che hanno fatto della sperimentazione linguistica un tratto distintivo del loro stile.

«Se non nascevi era meglio, mostro!» ripeteva almeno una volta al giorno.
Pensavo: può darsi, però non è mica vero che son un mostro. Son bravo, faccio il chierichetto con Don Sergio, andrò in paradiso dopo che muoio.
Mai reagito, ai suoi sganassoni. Incassavo e aspettavo che finisse. Be’, certe rabbie bisogna lasciarle sfogare e basta. Ma a forza di subire montavo le vendette. Gliel’avrei fatta pagare, un giorno. Sì. Spietato, dovevo essere. Me l’ero promesso.
Va’ là, nessun conto, le ho mai presentato. Il massimo della cattiveria è stato immaginarmi, un paio di volte, di scappar di casa, abbandonarla.

Chi è il protagonista e chi è l’autore?

E chi lo sa? Qui conta il messaggio, che è insieme forma e sostanza.
Non bisogna però farsi ingannare dalla presunta leggerezza del narrato: Oppure il diavolo tocca tempi pesantissimi, come l’assenza di amore di una madre nei confronti di suo figlio. Un bambino che cresce senza padre e impara a sopravvivere alle botte, a volte schivando, a volte incassando.
Quel bambino diventa poi adolescente fra i gradassi e gli sfigati di Poggio Berni, frazione di nulla: il giovane adulto un giorno percepisce un moto di attrazione sensuale verso un altro ragazzo, che però lo respinge. Da qui è tutto un “finocchio” che vola di bocca in bocca fra i tavolini del bar della piazza del paese.

La madre / padrona muore – finalmente, mi verrebbe da dire – e il povero Natale potrebbe affondare definitivamente anche lui, provato dal lutto e dall’abbattimento.
Però, nel bene e nel male, siamo nella nebbiosa provincia italiana, dove anche i drammi possono essere esorcizzati con qualche perla di saggezza, mezza italiano e mezza dialetto:

Accendevo tutte le luci per provare a tranquillizzarmi. Col cazzo che funzionava.
«Il Signor Tranquillo è morto inculato» m’aveva detto Cesarino. «Non ti serve la tranquillità, è una trappola.»

In fondo, essere prodotti di Dio o del Diavolo conta poco: non è City Life, le cose sono profondissime, ma mai troppo serie.

L’autore Luca Tosi

Luca Tosi è nato a Cesena nel 1990 e vive a Bologna.
Ha esordito nel 2022 con Ragazza senza prefazione. I suoi racconti sono apparsi su antologie e riviste, fra cui «Futura», «minima&moralia» e «Snaporaz». 
Oppure il diavolo è il suo secondo romanzo, pubblicato nel 2025 da Terrarossa Edizioni.

La colonna sonora di Oppure il diavolo

Il romanzo non cita esplicitamente nessun brano, quindi abbiamo pensato ad una playlist che ricordasse le atmosfere di provincia, le radici da cui si vorrebbe scappare ma alle quali si finisce sempre per tornare.
Ci siamo affidati a cantautori italiani la cui musica è tutt’uno con le loro radici.
La prima è la meravigliosa e nostalgica Voglia e turnà, cantata dalla voce unica di Teresa De Sio, seguita da altre voci del Sud, questa volta salentine, i Sud Sound System, che uniscono il sound giamaicano, il rap e il dialetto nella magistrale Le radici ca tieni.
La provincia italiana può essere dura e spietata, come canta Caparezza in Eroe, ma anche un gran mosaico di bar in cui perdersi fra bevute e perle di saggezza, tanto che il barista del Bar Mario di Ligabue potrebbe benissimo stare nel libro di Tosi.
Le sagre di paese, le balere, atmosfere che ti catturano: due maestri del racconto di queste atmosfere sono Vinicio Capossela e Mannarino, autori di due brani allegri e profondi, meravigliosamente orchestrati, come Me so’ mbriacato e Che coss’è l’amor.§
Chiudiamo con il maestro delle atmosfere di provincia, guarda caso un altro emiliano: Francesco Guccini. In Canzone delle osterie di fuori porta scriveva che le osterie di un tempo sono ancora aperte ma chi le frequentava è morto. Tosi ci dimostra che le osterie avranno magari cambiato pelle, ma ci saranno sempre un Natale e un gruppo di smargiassi di Poggio Berni pronti a ritrovarsi ai tavolini per spararle grosse e distillare perle di saggezza.

Ascolta la colonna sonora su Spotify: Oppure il diavolo di Luca Tosi

La track list di Oppure il diavolo

  1. Voglia e turnà – Teresa De Sio
  2. Le radici ca tieni – Sud Sound System
  3. Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche) – Caparezza
  4. Bar Mario – Ligabue
  5. Me so’ mbriacato – Mannarino
  6. Che coss’è l’amor – Vinicio Capossela
  7. Canzone delle osterie di fuori porta – Francesco Guccini

Buona lettura e buon ascolto su Readandplay!


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