Non è successo niente – Nicolò Targhetta

di Eleonora Pizzi


Soundtrack

Ascolta la colonna sonora su Spotify: Non è successo niente – Nicolò Targhetta.

Tracklist

  1. Dragon Ball – Giorgio Vanni
  2. Star Wars main title and the arrival at Naboo – John Williams (Star Wars soundtrack)
  3. Mishto – Gogol Bordello
  4. See you again – Wiz Khalifa feat. Charlie Puth (The Fast and The Furious soundtrack)
  5. Moonlight kiss – Bap Kennedy (Serendipity – Quando l’amore è magia soundtrack)
  6. Michelemmà – Roberto Murolo
  7. Napule è – Pino Daniele
  8. Tubthumping – Chumbawamba
  9. Noi fuori – Ministri
  10. Rollercoaster – Emis Killa
  11. Nah neh nah – Vaya Con Dios
  12. Vamos a bailar (esta vida nueva) – Paola e Chiara
  13. Willy, il principe di Bel Air
  14. Sotto le stelle del jazz – Paolo Conte
  15. Lo strano mondo di Minù – Cristina D’Avena
  16. Lego house – Ed Sheeran
  17. Cannabis – Ska-P
  18. Feuer frei! – Rammstein
  19. Niagara – Charlie Charles
  20. I destini generali – Vasco Brondi

Il libro

Poco definibile, questo Non è successo niente, come è poco definibile la generazione che… descrive? No, lessico troppo serioso da boomer. …massacra? Ma va’, ne vengon fuori solo con qualche cerotto, questi infanti in corpi adulti. …esalta? Ecco, no. Proprio no. …percula dall’interno, al pari di Luke Skywalker che con una bombetta da mezzo chilo fa fuori un’arma di distruzione di massa? Okay, direi che sì, ci siamo.

Non è successo niente è un esercizio di aerobica per l’intuito: il cervello del lettore si piazza davanti alla tv con una fascia di spugna in testa e saltella e sbuffa e suda cercando di star dietro alle funamboliche contorsioni del maestro di ginnastica in tuta acetata con tre strisce bianche. La musica che dà la carica per gli esercizi non è la classica tamarrata dance anni ’90, ma un compendio di sigle di cartoni animati, colonne sonore di film, battaglie tra inni dei ventenni, gli acerrimi nemici assetati di gergo incomprensibile, e nostaglia canaglia propria dei tempi di chi negli anni ’80 ci è solo nato e poco altro.

I capitoli che lo compongono sono per lo più puri dialoghi: si ringraziano gli editor di Becco Giallo per la cortese concessione dei trattini a inizio riga almeno per distinguere le voci tra loro. E si ringrazia copiosamente la casa editrice anche per aver coinvolto quel grande artista che è Ernesto Anderle, ovvero Roby il Pettirosso, affidandogli la realizzazione della copertina e delle illustrazioni interne. Il lettore affrettato e superficiale potrebbe scambiare questa raccolta di testi di diversa natura e diversissimi scenari, accomunati dalla ricerca dell’essenza della generazione che al momento presente è immersa nel pantano dei trent’anni, ed è una ricerca legittima e giustificata da condurre: avere dai trenta ai trentanove anni nel 2020 significa molto altro, rispetto ad aver avuto la stessa età solo vent’anni fa o attraversarla tra altri vent’anni. Attraverso l’acqua limpida ma molto mossa della scanzonatura e del dileggio e del fancazzismo di cui sono ubriache le voci che si accavallano in questo libro, Nicolò Targhetta fa trasparire i sassolini sul fondale, quelli che urtano i piedi e non fanno stare bene in equilibrio, ti fanno cercare un assestamento impossibile o che comunque darà sempre fastidio. Generazione molle, che esce smantellata anche solo dalla quarta di copertina,

oppure generazione vessata dalla società e dai cambiamenti epocali che si sono succeduti proprio nella traiettoria della trasformazione dall’infanzia all’età adulta? Oppure, molto semplicemente, Nicolò Targhetta parla per sé.

Di certo, quello che realizza non è un rinchiudersi nel crogiolamento tipico del “eh, ai miei tempi, signora mia…”, ma è una volontà di invitare a guardarci dentro, a questa finestra sul trentenne di oggi (tendenzialmente, trentenne maschio), per farsi leggere e ascoltare, e magari far smettere di offrire visibilità come pagamento, come ottiene perfino un povero Ammazzadraghi, o svelare i veri retroscena di un incontro lui-lei-padredilei dalla prospettiva di due radiocronisti che lo raccontano come un match di boxe, tra colpi bassi di Instagram e rivendicazioni paternalistiche. Senza dimenticare l’esplorazione dei rapporti con l’altro sesso, in cui è il punto di vista l’elemento di genialità che fa vincere a Non è successo niente il campionato Voci Fresche E Promettenti. E come può essere altrimenti, per un libro che cita Roberto Murolo insieme ai Rammstein? Occhi a cuore a profusione.

Editore: Becco Giallo