L’incertezza del futuro in Null Island di Ilaria Petrarca

di Stefano Ficagna


Antonella è una ricercatrice universitaria, ha una relazione dai confini piuttosto incerti con il suo vicino di casa Pierluigi e una profonda amicizia con le ex coinquiline, che dal periodo passato insieme si sono sparse per tutto il globo. Non ha molte certezze nella vita, ma quelle poche vengono rese traballanti quando con la sua ricerca sulla correlazione tra eventi atmosferici estremi e conflitti violenti giunge ad un punto morto: quel punto è Null Island, un luogo-non luogo all’incrocio tra l’equatore e il Meridiano di Greenwich, un punto zero in mezzo al Golfo di Guinea da cui la protagonista del romanzo d’esordio di Ilaria Petrarca (vincitore del Premio Dante Arfelli 2022 e pubblicato a febbraio dalla casa editrice Readerforblind) cerca di ricostruire sé stessa e le sue priorità nella vita, sia lavorative che affettive.

La playlist

Ascolta la playlist su Spotify: Null Island – Ilaria Petrarca

Ci sono poche citazioni dirette di musiche all’interno di Nulla Island, ma Petrarca ci ha regalato una playlist intera con i brani che l’hanno accompagnata durante la stesura del romanzo. Una playlist eclettica che passa con disinvoltura dall’elettronica dei Royksopp al soul di Marvin Gaye, avvicinando il cantante taiwanese David Tao ad Alanis Morrisette e trovando un filo atmosferico che lega Come rain or come shine di Ray Charles (inserita all’interno della playlist nella versione di Billie Holiday) alla sigla di Game of thrones. A fungere da punti cardinali due titoli su tutti: La crisi dei Bluvertigo, emblematica nel suo rimandare alla situazione di Antonella, e La mia casa di Daniele Silvestri, legata alla Roma in cui abitano sia la protagonista che la scrittrice ma pregna di un’indefinitezza geografica che ben si sposa con lo spaesamento che contraddistingue la vicenda.

Relazioni, correlazioni e aspettative

Petrarca è una scrittrice che ho avuto la fortuna di intercettare già prima della pubblicazione del suo romanzo, avendo letto alcuni suoi racconti apparsi su riviste come Specularia, Narrandom e Salmace, ed ero molto curioso di vederla all’opera sulla “lunga distanza”. Null Island non si distingue per una trama particolarmente originale, ma l’abilità di Petrarca sta nel trovare una voce narrante efficace, capace di rendere scorrevoli dialoghi che vertono sull’econometria spaziale e di far appassionare al progressivo sgretolamento delle certezze di Antonella, personaggio sfaccettato che regola la sua vita attraverso teoremi e formule incapaci di tenere tutto insieme quando i problemi si presentano alla sua porta.
La situazione per la protagonista non è delle migliori già in partenza: titolare di un assegno di ricerca in scadenza e senza possibilità di rinnovo, ambisce a un contratto da ricercatrice in un panorama universitario italiano piagato da logiche stantie che incentivano l’immobilità; la sua relazione col vicino Pierluigi, un donnaiolo impenitente di cui non riesce a fidarsi, viene messa alla prova quando lui viene trasferito dai suoi datori di lavoro per un mese a Shangai; altrettanto lontane sono le sue ex coinquiline, con le quali ha mantenuto un fortissimo legame che la distanza e le scelte di vita sembrano poter minare. Petrarca è brava a veicolare una storia che si fa forza dell’immobilità della sua protagonista, ferma nello stesso punto mentre tutto intorno a lei sembra modificarsi e costretta dagli eventi e dagli incontri a mettere in discussione ogni sua convinzione, e condisce il tutto con un linguaggio infarcito di terminologia tecnica senza che questo renda Antonella un personaggio con cui sia difficile empatizzare.

Pierluigi non avrebbe mai mangiato un serpente arrostito, né avrebbe dato confidenza a uno sconosciuto. Si beava in una bolla di finzione che soddisfaceva la sua fame di successo e di contemporaneità. Seguiva la moda per imparare a dettarla, e in questo il suo atteggiamento era simile al mio, che facevo da follower replicando i test placebo pubblicati da altri ricercatori per imparare a essere leader nel mio campo di ricerca.

Null Island racconta una vicenda personale, ma la storia raccontata dalla viva voce di Antonella risuona di problemi universali o quantomeno nazionali. La fuga delle menti più promettenti verso l’estero, il delicato equilibrio fra lavoro e famiglia, le diverse logiche con cui si valuta il successo in città o in provincia e la difficoltà nel valutare i propri obiettivi di vita sono solo alcuni dei temi che Petrarca affronta lungo le 178 pagine del romanzo, amalgamandoli alla trama ed evitando sapientemente i sermoni. Attraverso le conversazioni con il docente titolare della cattedra presso cui presta servizio, o tramite una chiacchierata per strada con una vecchia amica, Petrarca mostra una realtà problematica per tutta una generazione e per le donne in particolare, costrette ancora oggi a confrontarsi con una società che le vuole realizzate come mogli e madri piuttosto che sul luogo di lavoro.

Mi ero illusa di poter costruire una vita diversa da quella alla quale ero destinata alla nascita, in un ambiente diverso da quello in cui ero nata. Con un lavoro che mi appassionasse, persone con le quali condividere i miei interessi e non dover essere io a condividere i loro per evitare l’isolamento. Stavo girando a vuoto? Gli anni di dottorato erano andati perduti? E quelli successivi a Casanostra con Maria Domenica, Cristiana ed Emme-Kappa?

Da adolescenti Flaminia e io uscivamo insieme, ci piacevano gli stessi programmi su MTV, ci vestivamo con gli stessi jeans a vita bassa. Adesso eravamo due conoscenti che sanno tutto l’una dell’altra, ma non si capiscono. Una volta lei era la mia matrice di vicinanza, adesso erano cambiare le matrici e io ne ero contrariata. Affrettai il passo verso casa.

Petrarca nel suo romanzo riesce a coniugare una prosa scorrevole con una lingua articolata, una trama semplice con dei temi profondi: niente male per un esordio, segno di un nome da tenere d’occhio per il futuro.


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