Il Cuore nero di Silvia Avallone

di Cristina Nori


Pensa se vai a dirlo a uno di quelli che sbraitano: ‘Buttate via la chiave!’. Vai a dirglielo, che avevamo sedici, diciassette anni, e volevamo scopare, innamorarci. Gli partirebbe la vena così tanto che gli esploderebbe il collo, a quella gente. Che non sa, che non è mai venuta a trovarci, a conoscerci. Che non ha idea

Quella gente saremmo noi.
Noi che – si suppone – non siamo mai finiti in galera e che siamo portati a giudicare con il metro del fuori e del dentro.

È tutto semplice quando si riduce il mondo a una dicotomia: buoni e cattivi, italiani e immigrati, carcerati e liberi. Chi vive fuori non ha idea di come si viva dentro, dove il tempo si ferma e si congela. È portato a giudicare senza capire, senza indagare, facendosi trasportare dai preconcetti che possono dar pace e far dormire sonni tranquilli.
Può starci, è umano.
In questo romanzo non troveremo l’abolizione di un metro di giudizio, il bene e il male sono chiarissimi, ma vedremo come queste due categorie siano piene di sfumature, di antefatti e di conseguenze.

Emilia Innocenti, la protagonista, ha un antefatto pesantissimo: è una minorenne condannata a più di dieci anni per omicidio volontario. È il male assoluto, una ragazzina che ha ammazzato un’amica senza movente, con l’aggravante della premeditazione.

Una protagonista difficile

Non è una rom che rubacchia, non è una pusher sfortunata; non è nemmeno Marta Vargas, l’amica conosciuta al minorile, che ha ucciso il padre stupratore.
Sino al giorno prima dell’omicidio era una ragazza come tante, ma dal giorno in cui ha accoltellato Angela, per la società è diventata un demone.
Silvia Avallone costruisce volutamente un personaggio per cui è difficile parteggiare; è molto più semplice avere compassione per Marta o per le ragazzine rom “che non avevano letteralmente i calzini, oppure li avevano, ma bucati”.
Eppure, anche nel fondo del pozzo più oscuro, ci sono persone che credono nel carcere come strumento di rieducazione e di crescita, oltre che di pena.

Il Cuore nero di Emilia, in qualche modo, riesce a sopravvivere e a crescere grazie a chi vede il proprio lavoro come una missione sociale: l’autrice non racconta favole di buone samaritane, ma storie di direttrici, insegnanti e educatrici che comprendono come recuperare un detenuto sia un passo avanti per tutti, anche per coloro che vorrebbero buttare via la chiave della cella.

Il romanzo si dipana come la storia di un incontro fra due solitudini, quella di Emilia uscita dal carcere e quella di Bruno, rintanatosi in un eremo di montagna per sfuggire a un dolore troppo grande.

Anche qui l’autrice non prende in giro i lettori: Emilia e Bruno non sono due personaggi di un film d’amore, lui non è il bel principe che arriva con il macchinone nel borgo isolato a salvare la ragazza bistrattata dalla vita. Bruno è selvatico, arruffato come un orso, guida uno scassone di Panda e frequenta una cara signora a pagamento.
C’è però un tratto che accomuna Emilia e Bruno, e anche altri personaggi del libro, ed è l’attaccamento istintivo alla vita. Vorrebbero perdersi, vorrebbero lasciarsi morire, dimenticarsi, eppure quando una piccola occasione di rinascita bussa alla loro porta la afferrano con tutte le loro forze.

Credo che nessuna autrice sappia descrivere i sentimenti come Silvia Avallone: sin dal suo esordio, Acciaio, ha mostrato una capacità innata di trasformare i personaggi in persone vive, indagare i loro sentimenti, le trasformazioni della loro anima.
Cuore nero è un romanzo profondo e coinvolgente, che sicuramente merita di essere letto.

L’autrice Silvia Avallone

L’autrice è nata a Biella nel 1984.
Si è laureata in Lettere a Bologna, città in cui vive.
Ha esordito nel 2007 con la raccolta di componimenti poetici Il libro dei vent’anni, insignito del Premio Alfonso Gatto.
Il suo primo romanzo, Acciaio del 2010, è stato insignito dei premi Campiello e Flaiano, ed è risultato secondo classificato al Premio Strega.
Ha poi pubblicato Marina Bellezza (2013), Da dove la vita è perfetta (2017), Un’amicizia (2022).
Cuore Nero è pubblicato da Rizzoli.

La musica in Cuore nero

La musica è un po’ la nostra compagna di vita, esiste sempre e ovunque, e nemmeno un luogo come il carcere riesce a tenerla fuori.
Le canzoni che appartengono alla vita dietro le sbarre non sono molto diverse da quelle che le ragazze ascoltavano fuori.
C’è innanzi tutto Britney Spears, la reginetta del pop di inizio anni duemila, poi Christina Aguilera, la sua rivale in termini di popolarità.

Britney Spears continuava a cantare, e a lei, adesso, si erano unite le ragazzine del primo piano. Scatenate, gridavano in una specie d’inglese misto ad arabo, romeno e italiano.

Sono le musiche dell’estate che trapassano anche i muri spessi, come gli inni di Gigi D’Agostino che hanno fatto ballare tante generazioni, le stesse che suonavano prima del delitto e che Emilia, per scherzo del destino, ritrova inaspettatamente anche nella sua seconda vita, fuori dal carcere.
Il libro cita direttamente pochi brani, per cui abbiamo popolato la nostra playlist con le canzoni che risuonavano ovunque in quelle estati calde, nel mondo di fuori e in quello dentro le mura.
La trovate su Spotify: buona lettura, buon ascolto e buon viaggio.

Ascolta la playlist su Spotify: Cuore nero – Cinzia Avallone

La tracklist di Cuore nero

  1. Toxic – Britney Spears
  2. Overprotected – Britney Spears
  3. Me against the music – Britney Spears
  4. L’amour toujours – Gigi D’agostino
  5. Elisir – Gigi D’agostino
  6. La passion – Gigi D’agostino
  7. Beautiful – Christina Aguilera
  8. Dirrty – Christina Aguilera
  9. Candyman – Christina Aguilera

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