Hermannus Contractus. Lo smeraldo nella pietra – Maria Giulia Cotini: la storia del monaco benedettino che ha scritto il Salve Regina

di Monia Mancinelli 


Dalla nascita non posso camminare, fatico a parlare e sto sempre scomodo, sia seduto che sdraiato. Ma, sin dalla più tenera età, percepivo il mondo attorno a me e ne ero attratto. […] Sapevo perfettamente di essere diverso dagli altri e che lo sarei sempre stato, senza che nessuno mi avesse spiegato perché.

Il romanzo di Maria Giulia Cotini Hermannus Contractus. Lo smeraldo nella pietra presenta fin dalle primissime battute il protagonista-narratore della vicenda, Ermanno il Contratto.
Figlio del conte Wolferad di Altshausen e di sua moglie Hiltrud, sarebbe dovuto morire alla nascita (avvenuta il 18 luglio 1013) a causa della malformazione con cui viene al mondo; ma Ermanno sopravvive, contro le aspettative di tutti, e fin da subito è chiamato ad affrontare un percorso fatto di indifferenza, rabbia e disprezzo da parte di familiari e servitori, e di pregiudizio, perché, secondo il pensiero di molti del tempo, a menomazione fisica deve necessariamente corrispondere menomazione mentale:

Familiari e servi […] mi chiamavano ‘deficiente’ perché non parlavo. […] I medici pensavano che, vista la mia condizione fisica, avessi anche una menomazione mentale. […] I miei fratelli erano spaventati dal mio aspetto e sobbalzavano al vedermi apparire in braccio ai servi […] Vedevo mio padre infuriarsi ogni volta che a tavola facevo involontariamente cadere qualcosa e, se mi parlava, era costantemente alterato.

L’unica persona che mostra affetto a Ermanno è sua madre, che lentamente accetta la condizione del figlio e lo ama come ama gli altri; ciò non evita però che il padre, per cancellare la vergogna, decide di allontanarlo dalla famiglia e di consegnarlo come oblato al monastero di Reichenau quando il bambino ha sette anni.
Scelta fatta per nascondere agli occhi del mondo una persona considerata un mostro e che invece troverà, dentro le mura alte e spesse del monastero, la via per manifestare al mondo il suo essere uno smeraldo racchiuso nella pietra del suo corpo rattrappito (come recita il sottotitolo dell’opera):

Ero una larva agli occhi della famiglia, ma nel corpo quasi immobile sempre indolenzito di larva la mia mente percepiva ed elaborava ogni cosa attorno a me.

Ermanno in monastero vive secondo la regola di Benedetto da Norcia e impara a leggere, a scrivere, a fare calcoli matematici e a cantare nel coro, grazie innanzitutto alla fiducia, alla saggezza e alla lungimiranza dell’abate Berno, che ne riconosce le potenzialità quando lo interroga davanti al padre Wolferad nel giorno della sua oblazione:

L’abate fulminò mio padre con uno sguardo irato e disse: “Mi avevate detto che vostro figlio è idiota, ma a me sembra piuttosto che voi l’abbiate ritenuto tale!” esclamò. Wolferad era sbalordito e incredulo, mi guardò come se mi vedesse per la prima volta e si portò istintivamente una mano alla testa. “Asseconderò il vostro desiderio. Il bambino resterà qui e, come vuole sua madre, proveremo a dargli un’istruzione!” Fu così che fui ammesso al monastero di Reichenau.

Il cammino di apprendimento di Ermanno è difficile, ma perseverando nella fatica e nell’impegno egli scopre nello studio una via alternativa per soddisfare la sua curiosità, per allargare i suoi orizzonti e la sua sete di conoscenza, per trovare il suo posto nel mondo e la sua missione, sebbene sia consapevole che tale via spesso comporta il rischio della solitudine:

Quando studiavo dimenticavo la mia condizione fisica. Ma se i libri da una parte erano una benedizione e una fonte di forza, dall’altra mi isolavano e questo rappresentava una debolezza. Chi non ha provato la solitudine non sa quanto grande sia il vuoto che scava.

Ermanno diventa un punto di riferimento nel monastero, stimato da tutti e per questo chiamato a grandi imprese, come i dibattiti teologici, la stesura di trattati scientifici e di cronache e l’insegnamento. 
Le sue doti vengono riconosciute anche dall’abate della potente abbazia di Fulda e la sua fama arriva alle orecchie persino dell’imperatore Enrico III il Nero e del papa Leone IX, che vogliono conoscerlo personalmente in occasione delle loro visite al monastero.  
La vita di Ermanno il Contratto trova compimento il 24 settembre 1054. Di lui, oltre alle opere, resta la persona e la testimonianza della sua vita attraverso le parole dei confratelli Werner e Bertolt di Reichenau:

Talvolta riusciamo a fare qualcosa per gli altri senza saperlo. Tu ridi, scherzi, ma non  sei un buffone, utilizzi l’ironia per alleggerire i tuoi pesi e cerchi di alleggerire anche quelli degli altri, magari con le Sacre Scritture, come hai fatto col bambino gobbo incontrato andando a Fulda. Le parole, usate nel modo e al momento giusto, sono di grande aiuto al prossimo, preziose come un tesoro.

Quello che mi colpiva di lui non era solo la gaiezza e la bravura nell’insegnamento, ma il fatto di non essere mai crudele o maligno verso gli altri. Molte persone, una volta afflitte dal male, hanno la tendenza a prendersela anche con chi cerca di aiutarli. Egli se ne stava tranquillo, seduto sulla sua sedia senza potersi neanche più muovere per cambiare posizione. Eppure il reverendo padre era sempre lì a leggere e rileggere e scrivere e riscrivere, sempre pronto a scambiare battute e discutere. 

Editore: Dalia Edizioni

La musica in “Hermannus Contractus. Lo smeraldo nella pietra”

Ascolta la playlist su Spotify: Hermannus Contractus. Lo smeraldo nella pietra – Maria Giulia Cotini
(alcuni brani non presenti su Spotify sono linkati di seguito lungo il testo dell’articolo)

La musica è una compagna costante del romanzo, dal momento che la vita di Ermanno è la vita di un monaco.
Essa è la prima cosa che Ermanno sente nella cerimonia di oblazione (che riguarderà anche il piccolo Rupert e durante la quale i monaci cantano il Gloria) e il primo giorno di permanenza nel monastero di Reichenau, alla liturgia del mattutino, e:

Ascoltai quei canti sacri e quelle preghiere, ammaliato dalla musica e dal coro, da suoni che udivo per la prima volta non nascosto dietro l’invalicabile barriera della mia stanza. Ero affascinato e insieme turbato da quel che vedevo e sentivo, in un’alternanza incontrollabile di attrazione e repulsione.

Sono i canti che scandiscono la Liturgia delle Ore, ovvero la sequenza dei sette momenti di preghiera che determinano la vita dei monaci benedettini insieme al lavoro e allo studio.
L’ordine benedettino ha sempre avuto un proprio rito per la celebrazione della Liturgia delle Ore e il breviario benedettino porta il nome di Breviarium Monasticum. Il fondatore Benedetto da Norcia dedica tredici capitoli (8-20) della Regola alla regolamentazione delle ore canoniche per i monaci. Benedetto vuole che l’intero salterio (formato da 150 salmi) sia recitato ogni settimana; dodici salmi a mattutino quando sono previsti due notturni, venti salmi se sono previsti tre notturni. Tre salmi sono riservati per le Lodi (in cui si recitava sempre il cantico del Nuovo Testamento Benedictus – assente su Spotify ma ascoltabile a questo link), tre salmi (o parti di salmo) erano riservati per l’ora di prima, le ore minori e compieta (in cui non si diceva mai il Nuovo Testamento Nunc dimittis, previsto invece nel rito romano della Liturgia delle Ore – non presente su Spotify ma ascoltabile su Youtube cliccando qui), e sempre quattro salmi ai vespri (in cui si recitava sempre il Nuovo Testamento Magnificat).

La passione di Ermanno per la musica cresce quando durante una lezione il maestro di musica, padre Sigerich, decide di sentirlo intonare il salmo per l’Avvento Ad te levavi e di farlo cantare insieme agli altri il versetto del graduale Etenim universi qui te exspectant non confundentur (questo secondo brano non presente su Spotify, a questo link è possibile ascoltarlo su Youtube):

Ero felicissimo ma anche nervoso, era la prima volta che cantavo in coro e stonai tutto. Invece di urlare o colpirmi, padre Sigerich disse: ‘Calma, Ermanno, se ti agiti tanto non respiri bene e non ti basterà il fiato. È questione di abitudine’. Ci sarebbero voluti altri mesi di fatica per tenere il passo, controllare il respiro e intonare, ma il canto era già di per sé un momento di gaia normalità. Da quel giorno, per tutta la vita, avrei cantato con gli altri.

La musica diventa infine per Ermanno un’occasione di svago, ovvero un’opportunità per fare qualcosa che lo distragga per un po’ dalle fatiche e dalla solitudine dello studio e gli permetta di tirare fuori la creatività:

A lezione il fatto stesso di cantare nel coro costituiva un momento di normalità, di lavoro in comune e una vittoria sul male che mi impediva di articolare le parole. Avevo imparato le regole per comporre e la composizione era considerata molto superiore al canto stesso. Il cantore è un semplicissimo esecutore della lode, difficilmente ne capisce il significato e non ne conosce mai la struttura compositiva, complessa e legata alla matematica. Il musicus invece si serve di queste regole per arrivare alla perfezione.

Le iniziali difficoltà dovute alla giovane età, all’inesperienza e alla fatica a trattenere le idee e a fissarle sulla carta e l’interesse per altre tipologie di testi (come i trattati scientifici e le cronache) non tratterranno Ermanno dalla composizione, che troverà compimento nella stesura di due degli inni mariani più conosciuti: l’Alma Redemptoris Mater (nel libro, nato dopo la celebrazione dell’ordinazione monastica di Ermanno) e il Salve Regina (nel libro, nato dalla morte della madre di Ermanno). Come scrive Maria Giulia Cotini nell’Introduzione:

La bellezza dei suoi versi è ancora oggi fonte di ispirazione per produzioni artistiche contemporanee. Tre delle cinque sinfonie scritte dalla compositrice russa Galina Ustvolskaya sono basate sul lavoro di Ermanno.

Si tratta della Sinfonia n. 2 “Vera ed eterna benedizione” su testo di Hermannus Contractus per voce ed orchestra  del 1979), della Sinfonia n. 3 “Gesù Messia, salvaci” su testo di Hermannus Contractus per voce recitante ed orchestra  del 1983) e della Sinfonia n. 4 “Preghiera” su testo di Hermannus Contractus per tromba, tam-tam, pianoforte e contralto del 1985/87 (purtroppo non presenti su Spotify né su altri canali musicali, allo stato attuale delle ricerche effettuate in rete).

La tracklist

  1. Gloria – canto gregoriano
  2. Magnificat  – canto gregoriano
  3. Ad te levavi  – canto gregoriano
  4. Alma Redemptoris Mater  – canto gregoriano
  5. Salve Regina  – canto gregoriano

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Massimo Anania