Diritti, razzismo e dignità umana nel Pulitzer “I ragazzi della Nickel” di Colson Witehead

di Cecilia Gariup


Una Storia, tante storie

C’è la Storia con la S maiuscola. E ci sono le singole esistenze, costantemente attraversate dagli eventi. Questo ci rende unici e irripetibili, il modo in cui il nostro personalissimo corredo genetico incontra la Storia, creando percorsi, vite, intrecci.

Essere un americano bianco o di origini africane, negli anni ’60 del secolo scorso, prevedeva indubbiamente percorsi diversi (e forse li prevede tuttora).
Si dice spesso che sono gli uomini a fare la Storia, ma quanto i grandi eventi, invece, incidono sulle piccole esistenze, determinandole?

Elwood ricevette il più bel regalo della sua vita il giorno di Natale del 1962, anche se gli mise in testa le idee che lo avrebbero rovinato. Martin Luther King at Zion Hill era l’unico disco che possedeva, e non lo toglieva mai dal piatto.

La “Nickel” che dà il titolo al nostro libro è una scuola riformatorio, una vera e propria officina degli orrori, in cui, per una sfortunatissima circostanza, finisce anche Elwood Curtis, il nostro protagonista.
Mentre leggevo il libro, il mio pensiero è subito andato al “Buio oltre la siepe” di Harper Lee. Ho trovato tra i due romanzi molte similitudini, nella tematica, nella trama, nell’obiettivo di smuovere le coscienze e di rendere noto un pezzo atroce della Storia americana. La sostanziale differenza tra i due libri, però, è che quest’ultimo è stato pubblicato nel 1960, mentre “I ragazzi della Nickel” esce nel 2019. Evidentemente, dopo 60 anni, si sente ancora l’urgenza di scrivere e di far luce sugli angoli bui di una storia che dovrebbe, ormai, appartenere solamente al passato.

Forse la sua vita avrebbe preso un’altra direzione se il governo americano avesse aperto anche il paese, oltre che l’esercito, al progresso degli uomini di colore. Ma una cosa era permettere a qualcuno di uccidere per te, e un’altra era permettergli di vivere vicino a casa tua.

Quando Elwood si ritrova alla Nickel, lui, che è un ragazzo per bene, con una nonna che lo adora e con un grandissimo desiderio di studiare, dovrà fare i conti con la bassezza dell’animo umano, la violenza e l’ignoranza. L’istinto di giustizia, alla Nickel, non solo non serve, ma è un motivo in più per essere puniti. Ed Elwood dovrà abbassare i suoi orizzonti, ridimensionare i suoi desideri e adeguarsi. Per uno che aveva un sogno, da ottenere con la forza dell’animo, la perseveranza e il senso di eguaglianza e non con la violenza, la resa a questa realtà si rivela impresa impossibile.

Turner non aveva mai conosciuto un tipo come Elwood. La parola che gli veniva in mente era “resistente”, anche se il ragazzo di Tallahassee sembrava delicato, si comportava da santarellino e aveva un’irritante propensione a fare la predica. Portava occhiali che ti veniva voglia di schiacciare sotto i piedi come una farfalla. Parlava come uno studente universitario bianco, leggeva libri anche quando non doveva e ci scavava dentro in cerca dell’uranio per la sua personale bomba A. Eppure: resistente.

Editore: Mondadori

La colonna sonora

Ascolta la playlist su Spotify: I ragazzi della Nickel – Colson Witehead

Rodney armeggiava inutilmente con la radio. “Mi da sempre problemi. Prova tu.” Elwood spinse i tasti e trovò una stazione R&B. Stava per cambiare canale, ma Harriet non era lì per disapprovare i doppi sensi dei testi, con spiegazioni che lo lasciavano sempre perplesso e confuso. Lasciò su quel canale, che trasmetteva una banda doo-wop.

All’interno di questo libro il disco del discorso di Martin Luther King a Zion Hill è l’unico che viene esplicitamente nominato. La narrazione è ricchissima di momenti in cui i protagonisti ascoltano della musica; ne vengono riferiti i generi, essa aiuta a delineare i contorni del momento. Ma non viene praticamente mai citato un pezzo o un disco in particolare, al massimo qualche autore come Elvis Presley o Chuck Berry. Come se il discorso del Reverendo sia l’unica registrazione importante, ai fini narrativi, da menzionare.

In realtà, i generi citati, sono davvero tantissimi. La nonna di Elwood ascolta il gospel, e non gli permette di ascoltare la Motown, che giudica troppo “licenziosa”. Alla radio passano musica R&B e doo-wop; il rock&roll di Elvis e il blues di Chuck Berry. Ne esce una playlist variegata, un piccolo compendio di black-music e di suggestioni sixties.

Tracklist

  1. Oh happy day – The Edwin Hawkins Singers
  2. Witchcraft – Marvin Gaye
  3. The lion sleeps tonight – The Tokens
  4. Blue Suede Shoes – Elvis Presley
  5. Bye bye Johnny – Chick Berry
  6. Fables of Faubus – Charles Mingus
  7. Greensleeves – Paul Desmond
  8. Stagger Lee – Lloyd Price
  9. No particular place to go – Chuck Berry
  10. Dancing in the street – Martha Reeves & The Vandellas

Colson Witehead prosegue un filone narrativo iniziato da Harper Lee e Toni Morrison, ne raccoglie l’eredità e con questo romanzo, nel 2019, vince il secondo premio Pulitzer (dopo quello del 2017 per “La ferrovia sotterranea”). A dimostrazione che i diritti, il razzismo e la dignità umana restano tutt’oggi tematiche urgenti e necessarie.


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