Storie di coraggio in “Come fiori che rompono l’asfalto” di Riccardo Gazzaniga

di Eleonora Pizzi, con la playlist e l’intervento di Riccardo Gazzaniga


Leggere le venti, reali, storie di coraggio raccolte da Riccardo Gazzaniga nella sua più recente fatica letteraria mi ha portato a riflettere su quanto sia semplice e lineare prendere una posizione e tenere il punto. Sì, stando spalmati sul divano a scorrere le sue pagine, certo. Se ci si fonde invece con la carta, sciogliendosi nell’inchiostro delle illustrazioni di Piero Macola ed entrando a far parte dello sfondo di queste realtà che più dissimili tra loro non si può, a ogni livello – spaziale, temporale, di argomento – ecco che si osserva come le scelte di queste venti persone siano state la cosa più distante possibile dai concetti di “semplice” e “lineare”.

Perché a volte ci dimentichiamo quanto sia grande il peso della politica e delle parole.
Parole che implicano scelte.
Scelte che implicano conseguenze.
La conseguenza della scelta di Pešev è stata la salvezza di quasi cinquantamila esseri umani e dell’onore di un intero popolo.

Sono tante, in Come fiori che rompono l’asfalto, le vicende portate alla luce in maniera netta e avvincente, come Riccardo Gazzaniga ci ha abituato nei suoi libri precedenti (per esempio, in Colpo su colpo), che suonano sconosciute ai più: nonostante si racconti di persone mai sentite nominare come di donne e uomini celeberrimi, alcuni aspetti delle decisioni e degli eventi occorsi anche a questi ultimi meritano una necessaria (re)illuminazione a favore di chi non li ha magari potuti vivere in diretta, perché troppo giovane o non ancora nato, oppure, semplicemente, collocato dall’altro lato del pianeta o non informato sulla questione. Si descrive infatti il volume come un libro per ragazzi, e a loro certo è indirizzato e rende molto più palpitanti e reali le pagine dei manuali scolastici, ne integra la funzione e ne fa esplodere la potenza restituendone il senso autentico. Quanti adulti, però, possiedono l’umiltà di ammettere di non conoscere a sufficienza certe pagine di storia o la curiosità di spingersi oltre il confine di quanto già noto? Molto più raro è chi ha l’audacia di cercarle, queste vicende, sviscerarle e offrirle agli altri come un cantastorie, anzi, un cantarealtà: Riccardo Gazzaniga lo è, e lo è in modo straordinariamente ipnotico.

La playlist di Riccardo Gazzaniga: quali canzoni e perché

Diciassette canzoni scelte dall’autore per ognuna delle venti storie che ha scritto. Musica che si fa miccia a innescare la deflagrazione delle emozioni che le pagine traghettano nel cuore del lettore, colla per fissare nella memoria il coraggio che si tramuta in azione. Alcune opportune challenge da lanciare ai lettori sarebbero la Prova a non piangere facendoti scorrere tra le dita la determinazione sorridente e sopravvivente di Marielle Franco, oppure la Prova a non tremare facendoti rimbombare nelle orecchie il “io le Brigate Rosse le ho conosciute, hanno combattuto con me contro i fascisti, non contro i democratici. Vergogna!” di Sandro Pertini, o ancora la Prova a non sorprenderti scoprendo chi sono stati Aldo Vivaldi e Anna.

Ecco la playlist di Riccardo Gazzaniga per Come fiori che rompono l’asfalto, con la spiegazione delle sue scelte. Alcune canzoni non sono presenti negli archivi Spotify, perciò non le troverete ascoltando la playlist al link sotto, ma solo cliccando sui collegamenti a Youtube che riportiamo.

“Compongo un patchwork di suoni, stili, artisti diversi.

  • Comincio con Nothing to my name di Cui Jian, il più celebre rocker cinese che è uno dei personaggi del mio libro. Il pezzo che Cui Jian cantò in piazza Tienanmen nel 1989 con una benda sugli occhi a sostegno degli studenti e che, negli anni, ha continuato eseguire opponendo le metafore delle canzoni al regime (https://www.youtube.com/watch?v=m7uk0-vlpP0).
  • Treaty degli Yothu Yindi è un inno rock aborigeno di libertà, da dedicare a Eddie Mabo che lottò per i diritti degli aborigeni.
  • Guido Rossa è un pezzo di Cisco Belotti che racconta l’operaio e sindacalista ucciso dalle BR usando, per farlo, il suo passato di grande alpinista.
  • Thomas Sankara, uno dei protagonisti del mio libro, fu anche l’autore dell’inno del suo paese, il Burkina Faso, un testo contro il neocolonialismo intitolato Una sola notte.
  • Shimbalaiê è un successo mondiale di Maria Gadù che riporta al Brasile di Marielle Franco e mi connette alla mia Liguria, visto che il video è girato nella mia regione.
  • Bella ciao nella versione di Goran Bregović è ponte ideale tra le vicende di Sandro Pertini, quella di Aldo Vivaldi, soldato deportato in Germania perché non aderente a Salò, e le proteste bielorusse dove la canzone oggi è divenuta inno di libertà.
  • Wind of change degli Scorpions è il pezzo simbolo del crollo di quel Muro sotto cui scavarono un tunnel gli italiani Mimmo Sesta e Luigi Spina.
  • Million voices di Wycleaf Jean invece è un pezzo dedicato al Genocidio del Ruanda, colonna sonora del film Hotel Rwanda che ha denunciato al mondo quella tragedia.
  • Auschwitz di Guccini per la storia di Dimitar Pešev che salvò migliaia di ebrei dalla deportazione nei campi di concentramento.
  • Jump del compianto Eddie Van Halen, in questa versione cantata da un uomo attento ai diritti come Bruce Springsteen (https://www.youtube.com/watch?v=vnis4qVMtQU), per raccontare Kareem Abdul Jabbar, l’uomo che saltò e lottò dove nessuno poteva arrivare.
  • La versione distorta di Jimi Hendrix dell’inno americano eseguita a Woodstock per la storia di Ruby Bridges e le ingiustizie subite dai neri americani.
  • A Ken Saro-Wiva è dedicato il durissimo pezzo rock A sangue freddo del gruppo italiano Il Teatro degli Orrori, che include un testo di una poesia di Ken Saro.
  • L’ipnotica canzone dell’artista ucraina Jamala 1944 ha raccontato della deportazione degli abitanti della Crimea a opera della Russia per raccontare della più recente annessione della Crimea causando le ire della Russia di Putin e dunque può risuonare come sottofondo per la storia di Anna Politovskaja.
  • Nessuna conseguenza di Fiorella Mannoia mi fa pensare alla storia di Franca Viola che ebbe il coraggio di denunciare il suo stupratore e dire no al matrimonio riparatore.
  • Salvador dei Nomadi per il Cile di Allende, dove il campione di calcio Carlos Caszely resiste alla dittatura.
  • Working man, inno dei minatori, in questa toccante versione live è perfetto per raccontare di Mother Jones, sindacalista che si batté per i diritti dei minatori e contro il lavoro minorile.
  • Per le storia di Hyeonsee Lee, fuggita dalla Corea del Nord, e di Nasrin Sotoudeh, prigioniera in Iran, la canzone che mi viene in mente è Only our rivers run free nella versione di Jimmy Kelly, pezzo irlandese ma che può parlare di tanti luoghi lontani dove la libertà è un sogno e solo i fiumi hanno il diritto di scorrere liberi.”

Ascolta la playlist su Spotify: Come fiori che rompono l’asfalto – Riccardo Gazzaniga

Tracklist

  1. Nothing to my name – Cui Jian (storia di Cui Jian)
  2. Treaty – Yothu Yindi (storia di Eddie Mabo)
  3. Guido Rossa – Cisco (storia di Guido Rossa)
  4. Una sola notte – inno nazionale burkinabé (storia di Thomas Sankara)
  5. Shimbalaiê – Maria Gadù (storia di Marielle Franco e Mônica Benìcio)
  6. Bella ciao – Goran Bregović (storia di Sandro Pertini e storia di Aldo Vivaldi)
  7. Wind of change – Scorpions (storia di Mimmo Sesta, Luigi Spina ed Ellen Schau)
  8. Million voices – Wyclef Jean (storia di Pierantonio Costa)
  9. Auschwitz – Francesco Guccini (storia di Dimitar Pesev)
  10. Jump – Van Halen, versione di Bruce Springsteen (storia di Lew che divenne Kareem)
  11. The star-spangled banner live at Woodstock – Jimi Hendrix (storia di Ruby Bridges)
  12. A sangue freddo – Il Teatro Degli Orrori (storia di Ken Saro-Wiva)
  13. 1944 – Jamala (storia di Anna Politovskaja)
  14. Nessuna conseguenza – Fiorella Mannoia (storia di Franca Viola)
  15. Salvador – Nomadi (storia di Carlos Caszely e Olga Garrido)
  16. Working men – The Men Of The Deeps (storia di Mother Jones)
  17. Only our rivers run free – Jimmy Kelly (storia di Hyeonsee Lee e Nasrin Sotoudeh)

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Massimo Anania