Bournville di Jonathan Coe

di Cristina Nori


Il profumo del cioccolato aleggia su questa grande storia familiare e torna a farsi sentire come un ricordo legato a un luogo di origine, un filo rosso olfattivo che unisce le vite di nonni, figli e nipoti dalla fine della seconda guerra mondiale al 2020.

La storia della famiglia di Mary Lamb

Jonathan Coe racconta settantacinque anni di storia britannica intrecciando le storie minime della famiglia di Mary Lamb con quelle della famiglia reale, che diventano punti fermi in cui tutto il paese si ferma e riflette.
La piccola Mary ha memoria dei bombardamenti sul suolo inglese, ma soprattutto ha ben impresso nella mente il discorso di Winston Churchill che sente alla radio, nella cittadina manifatturiera di Bournville, nota per la sua fabbrica di cioccolato, in cui viene annunciata la fine della seconda guerra mondiale.
È l’inizio di una nuova era per tutti: per i reali, per il governo e per le famiglie inglesi, le cui vite possono ricominciare nella speranza della ricostruzione.
Da qui l’autore dipana la sua narrazione, che definisce “un romanzo in sette eventi”, seguendo le scelte di Mary, una donna equilibrata ma non priva di passioni, ancorata alla realtà ma non modesta. Le vicende della protagonista sembrano piccole se paragonate alle grandi cerimonie delle incoronazioni o dei matrimoni reali, ma possiedono una caratteristica di universalità che può rispecchiarsi in molte vite. Mary concilia il lavoro con la vita da madre di tre figli, sceglie un matrimonio un po’ noioso ma sicuro, mantiene un’autonomia di giudizio, è protagonista attiva della storia del suo tempo.

Mary si gira in cerca del telecomando e spegne il televisore.
La casa è immersa in un silenzio quasi assoluto. Sono rientrati da Keyhaven ieri e lei sta cercando di riabituarsi alla casa, ma soprattutto alla solitudine dopo aver passato alcuni giorni circondata dai figli e dai nipotini. Naturalmente non è sola. Con lei c’è Geoffrey, come sempre, e questo è di qualche consolazione. Forse non hanno molto da dirsi, forse non passano neppure molto tempo nella stessa stanza, ma lei sente sempre la sua presenza, e questo è meglio che vivere da sola in una casa vuota, una realtà che non riesce nemmeno a immaginare.

Con il suo delicato umorismo british, l’autore ci fornisce la ricetta del matrimonio perfetto!
In alcune occasioni però Coe abbandona la pacata strizzatina d’occhio in favore di un ruggito sarcastico, particolarmente profondo quando tocca l’argomento della Brexit e di un Primo ministro che molti inglesi non hanno davvero gradito.

(…) Bridget smise di commentare e lasciò che Boris Johnson finisse il suo discorso. Tentò di focalizzare l’attenzione su quello che diceva, ma era difficile perché il suo modo di parlare non favoriva la concentrazione. Sembrava che cercasse di imitare Churchill quando si era rivolto al popolo britannico nelle ore più buie della guerra, ma era una modalità a lui così aliena, così lontana dalle sue solite divagazioni sconclusionate, improvvisate, intercalate da battute stupide e riferimenti classici assai poco rilevanti, da suonare sgradevolmente fatua, come se a parlare fosse un vaso vuoto, l’ologramma del Primo ministro invece che lui in persona.

La famiglia reale affianca la narrazione

L’autore riesce in una meravigliosa operazione narrativa, ovvero raccontare spezzoni dei grandi eventi vissuti dalla famiglia reale, come il matrimonio fra Carlo e Diana e il funerale della Principessa, senza giustapporli alle vicende dei protagonisti, ma integrandoli con le loro storie e facendoli rivivere dal loro punto di vista. Qui scopriamo come quell’istituzione per noi incomprensibile che è la monarchia sia una parte del DNA inglese, a cui i britannici non rinuncerebbero mai.
Possono criticarne gli eccessivi orpelli, gli sprechi, le stranezze, ma si sentono accolti, sostenuti e rappresentati da essa: ecco la ragione per cui le incoronazioni e i giubilei diventano parte della vita di tutti gli inglesi.

La musica in Bournville

Scorrendo le pagine di Bournville ci si imbatte in molti brani musicali che segnano le mode del tempo e accompagnano i sette eventi in cui l’autore suddivide la narrazione. Poca la musica moderna, giusto qualche canzonetta che passa in sottofondo in televisione, a “Top of the pops”; il romanzo lascia molto spazio alla musica classica, sinfonica e celebrativa.

La fine della guerra nel 1945 è un momento di gioia assoluta, di ritorno alla vita da celebrare con tutto il fiato che gli inglesi hanno in gola, cantando per le strade Roll out the barrel e ascoltando alla radio il coro dell’Alleluia.
Poi c’è il ritorno alla storia minima, a Mary, che cerca di imparare a suonare al piano la Ecossaise di Beethoven, ma finisce – con britannico aplomb – per esibirsi al circolo femminile ogni settimana col brano Jerusalem.
Altro evento di gioia magniloquente è l’incoronazione di Elisabetta II e anche qui si intrecciano il sacro e il profano, la pomposa Rule Britannia e la canzonetta How much is that doggie in the window che fa ballare i ragazzi scatenati.
Le storie piccole e grandi proseguono e si fermano per un attimo nel 1966 per i mondiali di calcio, quando la finale Inghilterra – Germania sembra riprodurre sul campo verde una battaglia non ancora sopita. La nuova vittoria inglese ha il suono dei Kinks con la loro Sunday afternoon.
Due eventi hanno monopolizzato la televisione negli anni Ottanta e Novanta: un matrimonio e un funerale reale. Se il primo viene ricordato col sottofondo dell’etereo Hymnus paradisi, il secondo suona con lo strazio indicibile di Quatuor pour la fin du temps di Messiaen, dell’Adagio di Albinoni, di Fauré e di Edward Elgar.
L’ultima canzone ci viene proposta dallo stesso autore, nella struggente postfazione, in cui lascia che il ricordo della morte della propria madre si sovrapponga alle pagine che descrivono la morte di Mary, dopo un’esistenza lunga e completa. Jonathan Coe sceglie il brano Silence di Dos Floris per chiudere questo bellissimo, coinvolgente, affresco familiare, che lascia i lettori con una sensazione di serenità e fiducia nella vita quotidiana.

Ascolta la playlist su Spotify: Bourneville di Jonathan Coe.

L’autore Jonathan Coe

Jonathan Coe è nato nel 1961 a Birmingham. Laureato a Cambridge, ha insegnato inglese all’Università di Warwick. Talento poliedrico, ha lavorato nel campo musicale scrivendo musica jazz e cabaret. Si è poi dedicato alla scrittura, dapprima come giornalista e poi come romanziere.
I suoi romanzi, come La banda dei brocchi del 2002, prendono spunto dal contesto sociale inglese e dalle sue problematiche per sviluppare le vicende narrative dei protagonisti. Le sue opere più note sono La famiglia Winshaw (2014), Numero undici (2016) e Middle England (2018).
Bournville è stato pubblicato nel 2022; in Italia è edito da Feltrinelli con la traduzione di Mariagiulia Castagnone.

Tracklist di Bournville

  1. Hallelujah Chorus from “The Messiah” – George Frideric Handel
  2. Beer barrel polka (Roll out the barrel) – The Andrews Sisters
  3. Ecossaise in G major – Ludwig van Beethoven
  4. Jerusalem, piano version – William Haviland
  5. Rule Britannia – Royal Philharmonic Orchestra 
  6. How much is that doggie in the window – Patti Page
  7. Sunny afternoon – The Kinks
  8. Hymnus paradisi, I Prelude – Herbert Howells
  9. Quatuor pur la fin du temps, II Vocalise pour l’ange qui annonce la fin du temps – Olivier Messiaen 
  10. Adagio in G minor – Tomaso Albinoni
  11. Nimrod from Enigma Variation – Edward Elgar
  12. Piano trio in D minor, op 120, II Andantino – Gabriel Fauré
  13. Silence – Dos Floris

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